24/05/2026
La porchetta, ma non quella che conosci.
L’idea nasce da un gesto preciso: avvolgere la rana pescatrice su se stessa e portarla ai ferri. La tecnica crea una crosta irregolare e croccante che racchiude tutto dentro. Un interno morbido, compatto, che regge il morso con dignità. La rana pescatrice è uno di quei pesci che non si nasconde: ha carattere, struttura, una carne che risponde alla fiamma senza cedere. Trattarla come una porchetta non è una provocazione è un dialogo onesto tra due mondi che raramente si parlano.
Dentro questa forma aromatica entra il finocchietto selvatico. Fragrante, spontaneo, con quella nota anicata che profuma il pesce dall’interno durante tutta la cottura. L’alloro lo affianca, resinoso, antico, capace di legare il pesce alla tradizione senza tradirne la pulizia marina. Non si percepiscono come ingredienti separati: si sentono come un unico respiro, quello della campagna romagnola.
Accanto, il ca****fo al tegame. Cotto lentamente, con il tempo che gli appartiene. Porta la parte più terrestre del piatto: amarognola, profonda, stagionale. È il legame con l’orto, con la materia che cresce vicino a noi.
Il tartufo nero chiude, con discrezione. Non per dominare, ma per tenere insieme i fili, la parte selvatica che unisce mare e terra in un’unica direzione.
Questo siamo noi; Terramare.
Un luogo sulle colline di Cesena dove il mare arriva nei piatti con tutta la sua pulizia, avvolto nella tradizione più vera di questa terra.
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