Tutto inizia una quarantina di anni fa, tra questo grumo di case alle porte del Chianti, in un territorio che dà i natali a grandi vini, ma soprattutto racconta – attraverso le colline segnate da vigne e oliveti - l’apoteosi dell’incontro tra natura, paesaggio e lavoro. Qui a Cerbaia comincia l’avventura della Tenda Rossa, il ristorante nato dalla passione delle famiglie Salcuni e Santandrea che
a distanza di tempo offre ancora una grande cucina, ma soprattutto stupisce con l’allegria e le novità delle sue proposte. Intendiamoci: niente effetti speciali, al bando trucchi e messe in scena che possono abbagliare e suscitare consensi tanto facili quanto effimeri. Tutto poggia su una sostanza che è figlia dell’esperienza, della qualità, della scelta di ottime materie prime, della centralità dell’ingrediente, dell’accuratezza della preparazione e delle cotture che sono essenziali e coerenti. Forse non è azzardato affermare che è il passaggio il tratto distintivo di un successo che continua al passo con i tempi: da una generazione a un’altra, da una serie di professionalità ad altre più nuove. Il travaso di stili e di modi sta avvenendo senza traumi, anzi con una rinnovata naturalezza che in questo caso è arricchimento, perché aggiunge a quanto di eccellente era stato fatto quella freschezza che è il patrimonio coltivato da padri e madri e trasmesso ai figli. Sono loro ora a raccogliere il testimone di un progetto in cui all’altezza della cucina si è sempre sovrapposto un senso dell’ospitalità che ha pochi uguali nel mondo della ristorazione. Cristian e Maria in cucina, Barbara e Cristiana all’accoglienza, Natascia alla regìa degli eventi stanno guidando una splendida macchina organizzativa che non prepara solo pietanze di ottimo livello per soddisfare il palato sia degli amanti della carne sia del pesce che della cucina vegetariana; ma progetta serate a tema, mette a punto presentazioni, personalizza (per pochi o per gruppi) un’offerta su misura, come un abito, per festeggiare una ricorrenza, salutare un anniversario oppure per stare insieme senza nessun altro motivo che non sia il piacere di ritrovarsi. Sarà la dominante femminile nella squadra il segreto di quest’armonico e ordinato susseguirsi di proposte e di novità che non turba il quotidiano lavoro nel ristorante? Nessuno lo ammetterebbe mai tra di loro, ma qualche sospetto è legittimo nutrirlo, soprattutto quando andando a pranzo o a cena alla Tenda Rossa è quasi impossibile non notare quella palpabile continuità che governa il lavoro tra la cucina e la sala, quella cronometrica ma non assillante attenzione alle esigenze del cliente, che più che un avventore è un gradito ospite, una persona quindi che deve provare un’esperienza più che gustativa di cui porterà memoria nel tempo e lo indurrà a tornare, per assaggiare nuovi piatti, per ritrovare sapori e atmosfere altrove difficilmente rintracciabili. Anche l’idea di una carta dei vini più snella, che senza rinnegare lo straordinario lavoro fatto nel passato riesca a rendere più facile e abbordabile l’approccio al bere bene, va nella direzione di declinare l’alta ristorazione verso una allegra condivisione di alcuni principi basilari, quali l’accessibilità, la facilità di fruizione, l’essenzialità delle proposte attraverso l’esaltazione della centralità dell’ingrediente principale. Affabilità non di facciata, cortesia non affettata, il gusto di avere commensali felici ad un rito che non è mai uguale a se stesso.