25/01/2026
𝐏𝐢𝐳𝐳𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐋'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨, 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨
In un tempo in cui la ristorazione vive di accelerazioni continue e di format destinati a consumarsi rapidamente, la durata assume il valore di un evento da osservare con attenzione.
Non tanto per la difficoltà di iniziare, quanto per la complessità di restare riconoscibili, coerenti e credibili nel corso degli anni. Soprattutto mentre il pubblico cambia, il linguaggio del cibo si trasforma e il racconto gastronomico diventa parte integrante dell’esperienza.
A Catanzaro, L'intervallo attraversa questo tempo lungo come un luogo che ha saputo sedimentare una propria identità. Un’identità costruita sulla continuità più che sull’effetto, capace di rinnovarsi senza perdere consistenza.
Un locale che ha scelto di fondare il proprio percorso su una relazione stabile con chi lo frequenta, coltivata giorno dopo giorno attraverso una presenza costante e riconoscibile.
La sua storia, negli anni, si è intrecciata con quella della città e delle sue abitudini, con un’idea di ristorazione che mette al centro la misura e il servizio. Un progetto che ha mantenuto un equilibrio discreto e mai urlato. È in questo spazio silenzioso si è costruito, nel tempo, il senso di un luogo diventato riferimento e percepito come familiare.
L’intervista a Nico Ascrizzi, il titolare de 𝐿’𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑎𝑙𝑙𝑜, ripercorre questo cammino e apre una riflessione sul valore del tempo, sulle scelte che lo attraversano e sulla continuità come forma di resistenza. Una conversazione che restituisce il profilo di un’attività cresciuta senza scorciatoie, affidando al lavoro quotidiano e al rigore professionale il compito di parlare.
𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀. 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐚𝐟𝐟𝐢𝐨𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐋’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨?
L’entusiasmo! Un entusiasmo autentico, fatto di voglia di fare e di arrivare, di quella spinta interiore che a ventisei anni ti porta a sentire che è il momento di osare. L’apertura della pizzeria nasce dalla volontà di realizzare qualcosa nella vita, di dare una direzione concreta a pensieri e ambizioni che fino ad allora giravano in testa. C’era il desiderio di cambiare passo, di “svoltare”, come si dice. Tutto nasce da lì, da quella miscela di energia, aspettative e coraggio che appartiene solo a certi inizi
𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞?
È stata un’occasione arrivata nel momento giusto, colta con piena consapevolezza. Lasciarla scivolare via avrebbe significato rischiare di sprecarla o, forse, di non incontrarne altre lungo il cammino.
𝐄̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 …
Trent’anni dopo posso dire di sì, è stata una vittoria. Una vittoria costruita nel tempo, giorno dopo giorno
𝐋’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐦𝐨, 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚𝐠𝐠𝐢. 𝐈𝐧 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐬𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀?
Nel corso di trent’anni, qualunque attività è inevitabilmente chiamata a confrontarsi con il mutare del mercato, con il cambiamento dei ritmi, delle abitudini e dei linguaggi della città in cui vive. Adeguarsi diventa una necessità, così come restare attenti alle novità che il tempo porta con sé. Questo processo, però, non può mai coincidere con una perdita di sé. L’adattamento ha senso solo se avviene senza intaccare l’identità, senza smarrire una visione costruita nel tempo e riconoscibile.
𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐟𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞. 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐟𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨?
Affidabilità e serenità. È un luogo in cui si entra sapendo esattamente cosa si troverà, senza sorprese e senza rischi. Una certezza che riguarda i sapori, la qualità della materia prima, ma anche l’atmosfera, l’ambiente, il modo in cui l’esperienza viene restituita. Un’identità stabile, riconoscibile
𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐟𝐢𝐧 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐢𝐨 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨?
Sì, assolutamente. È stata una scelta determinata e che continuo a difendere nel tempo. Mentre tutto cambia e si trasforma, sono riuscito a mantenere i miei valori quale punto fermo del mio percorso. Una tradizione che non resta immobile, ma che viene accompagnata con attenzione da elementi nuovi, capaci di renderla attuale e attrattiva senza snaturarla. È proprio questo equilibrio che rappresenta una peculiarità che oggi ci contraddistingue
𝐈𝐧 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐞̀ 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐞𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨. 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚?
È vero. Un tempo si aspettava il sabato o un’occasione da festeggiare per mangiare fuori. Oggi, invece, la pizza è diventata una consuetudine che fa parte della routine, della normalità quotidiana. Può rispondere a una necessità, essere un piacere, oppure trasformarsi in un’occasione conviviale, a seconda dei momenti e delle esigenze. In questo cambiamento profondo del modo di vivere il cibo, 𝐿’𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑎𝑙𝑙𝑜 ha attraversato la trasformazione senza forzature, continuando a garantire ciò che considera essenziale: il soddisfacimento del bisogno di chi sceglie di entrare, attraverso un servizio pensato per accompagnare ogni esperienza con la stessa naturalezza.
Certo, oggi anche la pizza è diventata un racconto gastronomico, ed è un dato con cui è necessario confrontarsi. Vado incontro alle novità mantenendo però ben salda la base del prodotto: acqua, farina, un po’ di lievito. Nella mia visione la pizza deve rimanere un prodotto “povero”, nella sua essenza, capace però di essere arricchito da materie prime differenti e di qualità. È una linea chiara, da cui non mi allontano
𝐒𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐨𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞?
La coerenza. Ho continuato a fare bene ciò che sapevo fare, portandolo avanti con serietà e professionalità, senza deviare da quella linea iniziale. È una scelta che ha richiesto convinzione e tenacia, ma che nel tempo è stata riconosciuta dai clienti, diventando il fondamento di un rapporto basato sulla fiducia.
𝐋’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐦𝐚 𝐥𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚. 𝐄̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞?
È stata un’evoluzione naturale. Non ho mai sentito il bisogno di rincorrere mode che non mi appartengono, né di fare scelte lontane dal mio modo di essere. 𝐿’𝐼𝑛𝑡𝑒𝑟𝑣𝑎𝑙𝑙𝑜 è, in questo senso, lo specchio della mia personalità e nel tempo è stata riconosciuta da chi ci ha scelto.
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐞𝐢, 𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨?
Rimanere fedele ai miei princìpi, soprattutto nei momenti meno facili, quando sarebbe stato più semplice cedere o cambiare direzione. È una strada che ha richiesto forza e resilienza, ma che oggi, forse più di quanto accadesse in passato, restituisce i suoi frutti. Accade spesso di ricevere i complimenti di chi riconosce negli impasti lo stesso gusto di trent’anni fa. È un segnale concreto e potente.
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞?
Un'idea nata dal mio percorso nella ristorazione. Arrivavo da esperienze che mi avevano insegnato i dettami del servizio al tavolo, la centralità della cura del cliente, l’importanza di un’attenzione costante ma mai invadente. Sono principi che ho voluto trasferire fin dall’inizio nel locale, perché l’accoglienza, per me, non è mai stata un gesto accessorio, ma parte integrante dell’esperienza.
𝐆𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐭’𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨?
Stare a contatto quotidiano con le persone mi ha insegnato, prima di tutto, a conoscerle un po’ alla volta, a coglierne le sfumature, a comprendere che ogni cliente porta con sé esigenze diverse, legate al momento che sta vivendo. Ho affinato la capacità di ascoltare e di adattare l’accoglienza alle loro necessità. Ho imparato il valore di ogni relazione, sempre diversa dall’altra e mai replicabile.
Sul piano personale,attraverso alcune sfide lavorative ho avuto l’occasione di mettermi alla prova e, in quel confronto continuo, di conoscere meglio me stesso.
𝐔𝐧 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐂’𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐯𝐢 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐢?
La mia gratitudine va innanzitutto a chi ha collaborato con me nel corso degli anni. Sono state persone con cui ho condiviso lunghe giornate di lavoro, ore intense vissute fianco a fianco, attraversando momenti stressanti e altri più leggeri, sacrifici e soddisfazioni. Ognuno, a suo modo, ha contribuito al percorso e al successo di questa attività. Non avrei potuto costruire tutto da solo. A loro va la mia più sincera gratitudine per ciò che sono riuscito a realizzare.
Il mio grazie è rivolto anche ai clienti che nel tempo hanno scelto di tornare, riconoscendo e sostenendo il mio lavoro. La loro presenza costante è stata preziosa.
Accanto a questo, sento il bisogno di ringraziare anche chi non è stato con me quotidianamente nel locale, ma mi ha supportato dietro le quinte. I miei genitori, la mia compagna, i miei familiari e i miei amici. Hanno rappresentato un punto di equilibrio e di forza.
𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐚 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚𝐫𝐬𝐢. 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐞 𝐋’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨?
Di continuare ad essere quello che è oggi, preservando un’identità costruita nel tempo, mantenendo saldi i valori che l’hanno resa riconoscibile.
𝐒𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐋’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐬𝐞, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢?
Un’attività che ha attraversato tre decenni mantenendo una direzione chiara.
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨?
Con un brindisi da condividere con i clienti, con la mia famiglia, con i miei collaboratori. Un gesto pensato come un momento di incontro e di festa, in cui ritrovarsi e celebrare insieme L’Intervallo.
𝑳’𝒊𝒏𝒗𝒊𝒕𝒐 𝒆̀ 𝒂𝒑𝒆𝒓𝒕𝒐 𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒍𝒖𝒏𝒆𝒅𝒊̀ 26 𝒈𝒆𝒏𝒏𝒂𝒊𝒐, 𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒊𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒆 19:00. 𝑽𝒊 𝒂𝒔𝒑𝒆𝒕𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐.
Nel panorama di una ristorazione sempre più esposta al cambiamento, 𝑷𝒊𝒛𝒛𝒆𝒓𝒊𝒂 𝑳’𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒗𝒂𝒍𝒍𝒐 dimostra che la solidità di un progetto si costruisce nella capacità di mantenere una direzione precisa nel tempo, lasciando che sia la continuità del lavoro, più che l’urgenza della novità, a definire il valore e il consolidamento di un percorso.