Foodiverso

Foodiverso Foodiverso informa sui temi del cibo sostenibile, salubre e di qualità

19/06/2026

La vulgata sta cambiando:
avere la pasta prodotta solo con grano italiano non è sinonimo di qualità
(per certa stampa)

18/06/2026

Il Parlamento UE:
“Le NGT potranno essere brevettate, con tutele che mirano a garantire prezzi accessibili e accesso equo agli agricoltori”
😂😂😂

COME UCCIDERE UNA FILIERA NELLA CULLAAbbiamo ricevuto diverse comunicazioni da parte di alcuni produttori di grano della...
18/06/2026

COME UCCIDERE UNA FILIERA NELLA CULLA
Abbiamo ricevuto diverse comunicazioni da parte di alcuni produttori di grano della zona iblea, preoccupati per una situazione che si sta venendo a determinare.
A Ragusa si discute di pane DOP ottenuto da Russello Ibleo, una varietà storica che rappresenta identità, territorio e biodiversità.
Poi però c’è chi offre 25 centesimi al chilo per il Russello e 20 per i grani moderni.
Se queste sono le condizioni, una domanda è inevitabile: chi coltiverà domani il Russello?
Non si può riempirsi la bocca di qualità, tradizione e DOP e, nello stesso tempo, comprimere il valore della materia prima fino a renderne antieconomica la coltivazione.
Chi paga il grano a prezzi che non coprono nemmeno il rischio d’impresa non sta difendendo una filiera: la sta svuotando dall’interno.
Il Russello Ibleo non sopravvive grazie ai disciplinari o ai convegni. Sopravvive se gli agricoltori hanno convenienza a seminarlo e gli viene riconosciuto un compenso dignitoso.
Altrimenti il pane DOP rischia di diventare l’ennesima operazione di marketing costruita sulle spalle di chi il grano lo produce davvero.
E allora sì: si starebbe segando il ramo su cui tutti sono seduti.

NON SOLO GRANO, ANCHE IL RISO ITALIANO IN GRANDE CRISILa risicoltura italiana è in emergenza.L’Ente Nazionale Risi lanci...
17/06/2026

NON SOLO GRANO, ANCHE IL RISO ITALIANO IN GRANDE CRISI
La risicoltura italiana è in emergenza.
L’Ente Nazionale Risi lancia l’allarme: prezzi del riso in caduta libera, costi di produzione aumentati di oltre il 50% e aziende agricole sempre più spesso costrette a lavorare sotto costo.
Il rischio non è solo economico ma configura gravi effetti di sicurezza alimentare.
Anche in questo settore saremo costretti ad incrementare le importazioni da paesi che non sono tenuti ad osservare le restrizioni sull’utilizzo di fitofarmaci che giustamente vengono imposte dall’UE.
L’appello è rivolto a tutta la filiera: basta logiche di breve periodo. Servono contratti equi e una maggiore condivisione del valore, perché senza agricoltori non può esistere nemmeno l’industria di trasformazione.
Quando il prezzo della materia prima non copre i costi, non è in crisi solo un settore: è a rischio un patrimonio nazionale.

17/06/2026

Ieri la C.U.N. non ha formulato quotazioni per il grano: vuoi vedere che anche loro si imbarazzano a pubblicare certi prezzi?

“Firmato dagli Agricoltori Italiani”. MA CHI SONO QUESTI AGRICOLTORI?Le parole contano. E quando si utilizza una denomin...
16/06/2026

“Firmato dagli Agricoltori Italiani”. MA CHI SONO QUESTI AGRICOLTORI?
Le parole contano. E quando si utilizza una denominazione come “Firmato dagli Agricoltori Italiani”, il consumatore può essere portato a pensare che dietro quel marchio vi sia l’intero mondo agricolo nazionale.
In realtà si tratta di un marchio realizzato da Filiera Agricola Italiana, una società creata da Coldiretti.
Lo stesso marchio viene utilizzato anche nella promozione dei prodotti Le Stagioni d’Italia, brand riconducibile al gruppo Bonifiche Ferraresi S.p.A..
Non c’è nulla di contestabile nel valorizzare una propria filiera o nel promuovere i propri prodotti. Tuttavia, una cosa è rappresentare una parte del settore agricolo, altra cosa è adottare una denominazione che, nell’immaginario collettivo, richiama l’insieme degli agricoltori italiani.
La trasparenza non dovrebbe riguardare soltanto l’origine delle materie prime o i processi produttivi. Dovrebbe riguardare anche chi comunica, chi promuove un marchio e quale realtà esso rappresenta.
Perché tra “una filiera agricola italiana” e “gli agricoltori italiani” esiste una differenza sostanziale che merita di essere compresa.
E forse, proprio mentre l’attenzione pubblica si concentra sempre di più sulla correttezza dei messaggi rivolti ai consumatori, come dimostra il recente dibattito nato attorno al caso Divella e alle segnalazioni presentate all’Antitrust. vale la pena ricordare che la trasparenza non è solo una questione di etichette. È anche una questione di parole.
“…E le parole sono importanti” come diceva qualcuno…

L’INVERSIONE a U di BARILLAMentre il grano duro italiano attraversa una crisi forse irreversibile, Barilla comunica che ...
15/06/2026

L’INVERSIONE a U di BARILLA
Mentre il grano duro italiano attraversa una crisi forse irreversibile, Barilla comunica che la sua pasta non sarà più prodotta con grano 100% italiano ma con una quota minima del 70%.
Naturalmente quel 70% è una dichiarazione dell’azienda. Il consumatore non ha modo di verificare se il grano utilizzato sia al 70%, al 50% o al 40%.
La vera questione non è la scelta industriale, che è legittima. La vera questione è la trasparenza.
Se l’origine della materia prima è davvero un valore, perché non introdurre l’obbligo di indicare in etichetta le percentuali esatte di grano per ogni provenienza?
Un mercato trasparente dovrebbe basarsi sui dati, non sugli slogan.
E questi dati potrebbero dare una mano ai nostri agricoltori.

Fonte: https://ilsalvagente.it/2026/06/11/barilla-il-grano-della-pasta-non-e-piu-100-italiano/

PORTE APERTE (anche) ALL’INDIAFateci caso, il numero di prodotti agricoli importati dall’India, presenti sugli scaffali ...
14/06/2026

PORTE APERTE (anche) ALL’INDIA
Fateci caso, il numero di prodotti agricoli importati dall’India, presenti sugli scaffali della Grande Distribuzione é in costante aumento.
Tutto “merito” del recente accordo tra Unione Europea e l’India che include una forte riduzione dei dazi doganali su gran parte degli scambi commerciali.
Per anni ci hanno raccontato che l’agricoltura europea doveva essere sostenibile, tracciabile, controllata e piena di vincoli. Poi, appena serve fare affari in altri comparti (automotive, chimica, Farmaceutica, etc.) si spalancano le porte alle importazioni, sacrificando l’agricoltura europea sul tavolo delle trattative.
Negli ultimi anni centinaia di prodotti alimentari provenienti dall’India sono stati oggetto di segnalazioni, respingimenti o controlli rafforzati nell’UE per residui di pesticidi, metalli pesanti e altre non conformità. (https://www.globalfoodconsumers.org/news/365-indian-exports-rejected-by-eu-amid-pesticide-and-heavy-metal-concerns/?)
Ovviamente il principio di reciprocità va a farsi benedire…
Poi però la responsabilità è anche nostra. Ogni volta che scegliamo il prezzo più basso senza guardare provenienza e qualità, votiamo. E spesso votiamo contro la nostra agricoltura.
Un ultimo suggerimento, se ci é concesso: se possibile voltiamo le spalle a quelle catene di GDO dove questi prodotti sono presenti in maniera indiscriminata: chissà che qualche responsabile agli acquisti non abbia un forzato rigurgito di coscienza..

IL FUTURO (a rischio) DEI SEMI SICILIANI: METTIAMO il GIOIELLO in CASSAFORTE Chi frequenta periodicamente la Stazione di...
13/06/2026

IL FUTURO (a rischio) DEI SEMI SICILIANI: METTIAMO il GIOIELLO in CASSAFORTE
Chi frequenta periodicamente la Stazione di Granicoltura sa bene che lì non si custodiscono soltanto semi, ma competenze, esperienza e conoscenze costruite in decenni di lavoro.
Per questo il tema del suo futuro merita di entrare stabilmente nell’agenda della politica regionale.
La questione non riguarda soltanto le risorse economiche necessarie a garantire la continuità della struttura. Riguarda soprattutto il patrimonio umano che ne rappresenta il vero valore aggiunto. Oggi è necessario interrogarsi su come assicurare il ricambio generazionale, trasferire competenze e valorizzare il lavoro di chi ha dedicato una vita alla ricerca, alla selezione e alla conservazione delle risorse genetiche cerealicole della Sicilia.
La biodiversità custodita dalla Stazione non è un semplice bene amministrativo. È un patrimonio strategico per l’agricoltura siciliana, costruito nel tempo e difficilmente recuperabile se disperso. Per questo servono programmazione, investimenti e una visione di lungo periodo.
Negli ultimi anni si è parlato molto di grani antichi, biodiversità ed eccellenze agroalimentari. Oggi è l’occasione per trasformare queste parole in scelte concrete, rafforzando una delle istituzioni scientifiche che più hanno contribuito a tutelare e valorizzare questo patrimonio.
La Regione ha l’opportunità di costruire un percorso che garantisca continuità alla Stazione di Granicoltura, salvaguardando non solo le collezioni genetiche ma anche il capitale di conoscenze che le rende vive e utili per le future generazioni.
Investire nella Stazione significa investire nel futuro dell’agricoltura siciliana. Ed è una sfida che merita di essere affrontata prima che diventi un’emergenza.

DIVELLA, L’ANTITRUST e L’ORIGINE del GRANOLeggiamo dall’Ansa che Codacons e Adusbef hanno presentato un esposto all’Anti...
12/06/2026

DIVELLA, L’ANTITRUST e L’ORIGINE del GRANO
Leggiamo dall’Ansa che Codacons e Adusbef hanno presentato un esposto all’Antitrust contro Divella sostenendo che, nonostante gli impegni assunti anni fa, il richiamo all’italianità del prodotto resti molto più visibile dell’informazione sull’origine effettiva del grano.
Ricordiamo che il titolare dell’azienda ha ricordato che “…in Italia abbiamo la fortuna di non essere autosufficienti per il grano…” (fonte: https://www.facebook.com/share/r/1FG254LB3R/?mibextid=wwXIfr).
Nel 2026 siamo ancora qui a discutere se una confezione di pasta faccia credere o meno che il grano sia italiano.
La vera domanda però è un’altra: perché continuiamo ad affidarci a caratteri microscopici, asterischi e diciture nascoste?
Se un pastificio utilizza il 50%, il 40% o il 10% di grano italiano, il consumatore dovrebbe saperlo subito, in modo chiaro e leggibile. Non basta scrivere “UE e non UE”: servono percentuali precise.
Perché la trasparenza non dovrebbe essere un esercizio di grafica sul packaging. Dovrebbe essere un obbligo.
L’esposto riguarda proprio la presunta scarsa evidenza delle informazioni sull’origine del grano rispetto ai richiami grafici al Made in Italy presenti sulle confezioni.
Forse la crisi della granicoltura italiana potrebbe essere contenuta adottando norme a costo zero come questa: ma a chi interessa?

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/06/12/esposto-dei-consumatori-allantitrust-contro-pasta-divella_c2319f2c-bf0d-4ec5-89b4-309da6102bf7.html

Indirizzo

Catania
95100

Telefono

+393291666287

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Foodiverso pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi