(𝐑𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞, 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐚𝐭𝐞𝐦𝐢, 𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐥’𝐞𝐬𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐯𝐢 𝐚 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨)
Ero un ragazzino senza padre, con una mamma pressoché assente, ho vissuto i primi 14 anni della mia vita in un collegio per bambini abbandonati. Quando sono arrivato a Bologna avevo una valigia mezza rotta e un walkman nelle orecchie, ascoltavo “pensieri e parole” di Lucio Batti
sti. Per guadagnarmi da vivere facevo il muratore a Marzabotto, vivevo in una casetta di pochi metri quadri in cui d’inverno si gelava e d’estate non si respirava. Dopo qualche anno ero riuscito a risparmiare un po’ di spiccioli; avevo il desiderio irrefrenabile di rendermi indipendente, di esprimere tutte le passioni che mi appartenevano. Con me c’era il mio socio Bruno, il mio migliore amico, un ragazzo più grande di me che io vedevo quasi come un fratello o, forse, più come un padre. Con i pochi risparmi che avevamo, e dopo una serie smisurata di avventure e peripezie, nel 1982, abbiamo avviato la nostra prima attività, proprio a Castenaso: “Ristorante Pizzeria Al ponte”
Riuscite ad immaginare la nostra gioia? All’inizio non è stato facile, molte persone non mi vedevano di buon occhio, ero meridionale, parlavo un dialetto stretto e alzavo spesso la voce per esprimermi (si sa, siamo persone veraci noi del sud). Per anni mi sono vergognato delle mie origini, ho cercato di mascherare le mie sembianze, di vestirmi a modo, di abbassare la voce, e con me ho riadattato anche il mio ristorante. Servivo solamente piatti tipici bolognesi, nascondendo il fatto che ero cresciuto a crocchette e panzerotti. Bruno era d’accordo con me e iniziammo a preparare tortellini al ragù, besciamella fatta in casa, polpettone della nonna e torte di riso al sapore di Amaretto di Saronno. Con il tempo sono stato accettato, le persone volevano bene sia a me, che a Bruno e avevano capito che il nostro intento era solo avere l’occasione di ricominciare, dopo una vita di stenti. Le cose sono andate avanti così, con alti e bassi, tra apprezzamenti e critiche, tra benevolenze e maldicenze, fino al 2013. Quando è morto Bruno, il mio amato socio, il mio migliore amico, la mia vita è cambiata radicalmente. Sentivo un vuoto tra lo stomaco e il petto che non mi faceva dormire la notte, mangiavo male e parlavo a malapena. Ero irascibile, continuavo ad alzare la voce prendendomela con chiunque, non mi sentivo più in appartenenza con le mura che avevo costruito, mi mancava l’ossigeno. Avevo la sensazione di non trovare la forza di respirare. D’altronde, però, è proprio quando tocchiamo il fondo che iniziamo a risalire. L’amore per le piante è arrivato in questo momento preciso della mia vita: dopo la morte di un uomo che era per me l’unica componente della mia famiglia, l’unico collegamento che avevo con il Renato-bambino che mi porto dentro. Le piante sono state l’ossigeno ritrovato, il mio tentativo di ritornare a vivere. Era il 2017 quando mia figlia partì per un viaggio a Bali di molti giorni. La sua lontananza mi ha aiutato a capire tante cose. Una ragazza che mi ha appoggiato quando cadevo, mi ha spronato quando ero a pezzi, mi ha ricostruito, in un certo senso. E così, ho deciso di farle una sorpresa, per ringraziarla di aver scelto me come papà. Al suo ritorno c’era un giardino di fiori colorati e piante tropicali che l’aspettavano, tutte dedicate a lei. Avevo anche costruito e curato un piccolo orto. La prima volta che spuntò dalla terra il primo pomodorino, ho sentito tanta di quella felicità che mi sentivo tornato a quando avevo 18 anni ed ero pieno di energia e di voglia di esprimermi.
È in quel preciso istante che ho pensato: “La pizzeria Al ponte non è più parte di me, perché non riflette davvero ciò che mi porto dentro, devo darle una nuova vita, deve tornare a respirare, proprio come ho fatto io”.
“𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮” 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐯𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚. Ebbene, eccomi qui:
Sono un uomo fragile che ama le piante, perché sono state come un’ancora in mezzo ad un mare di sofferenza. Per questo il mio nuovo locale è pieno di vegetazione, perché è meravigliosa e mi fa sentire vivo. Sono un uomo dalle origini campane, che vuole raccontare a tutti le bellezze della sua terra. Per questo il nuovo menù di “Renato pizza e piante” racconta le prelibatezze del sud e i suoi sapori. Sono un uomo che ama fare la pizza, ma che superati i 60 anni, ogni tanto, ha anche bisogno di riposo ed è onorato di essere affiancato da uno staff competente e altrettanto capace. Sono un uomo che si alza la mattina e va a fare la spesa, prima dal contadino di Castenaso e poi dal vinaiolo. Ed è felice di aver fatto amicizia con loro. Un uomo che negli ultimi due anni ha vissuto un periodo di ristrettezze economiche non indifferenti, ma che si rialza, sempre e come può. Un uomo che ha sempre avuto un unico grande pregio, in mezzo ad una marea di tanti difetti: la generosità.
� 𝐏𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 “𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚” 𝐧𝐨𝐧 è 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐄𝐂𝐎-𝐅𝐑𝐈𝐄𝐍𝐃𝐋𝐘 𝐝𝐚𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐠𝐧 “𝐓𝐎𝐓𝐀𝐋𝐋𝐘 𝐆𝐑𝐄𝐄𝐍” 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚, 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐌𝐄𝐍𝐔’ 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐀𝐍𝐎 𝐞 𝐏𝐑𝐎𝐃𝐎𝐓𝐓𝐈 𝐋𝐎𝐂𝐀𝐋𝐈 𝐊𝐌 𝟎, 𝐦𝐚 è 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐚𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐋𝐀𝐍𝐓 𝐒𝐈𝐓𝐓𝐈𝐍𝐆”. �
“Plant sitting? Cosa significa?”
Significa che se devi andare in vacanza e non
sai a chi affidare la tua piantina, oppure, se ti hanno regalato una pianta ma non sai come curarla, puoi portarla da me. Chi lo ha detto che un ristorante, non possa unire la passione del buon cibo, e la ricercatezza delle materie prime, alla cura delle piante? Sì che si può, soprattuto se questa unione è autentica come lo è stata per me. Il mio lavoro, la natura e l’amore che mi circonda, mi hanno salvato la vita. Dopo 40 anni di attività volevo dire a tutti, e a tutte, ciò che mi porto dentro. Avrei potuto creare un ambiente dal design stellato e spendere quasi 100.000 mila euro di ristrutturazioni? Le mie risorse non me lo permettono. Allora sono andato nei mercatini dell’usato, che il mio caro Bruno amava tantissimo, e ho arredato “Renato pizza e natura” con creatività, pensando all’ambiente, al fatto che è inutile costruire quando puoi riciclare.
𝐎𝐫𝐚 è 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚, 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞, 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐮𝐢𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐮𝐫𝐢 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐦𝐚𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟. Ma c’è qualcosa che è cambiato ancora più radicalmente: la mia mentalità. Non ho più voglia di dare alcuna dimostrazione, non voglio più aver paura del giudizio delle persone. Io sono Renato, faccio le pizze da più di 49 anni (sì, ho iniziato a 12 anni a lavorare dietro al bancone) e voglio rendere grazie alla natura per avermi fatto ricominciare a respirare. Quello che vedete in questa foto è il riflesso di quello che sono, nel bene e nel male.
“Renato pizza e natura”, vi aspetta.
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Con tanto amore,
Renato