14/06/2026
abita Modena con un’attitudine fatta di disciplina, precisione e ascolto, maturata dentro una città che della cultura gastronomica ha fatto una lingua madre e che, proprio per questo, chiede rispetto, studio e consapevolezza.
È da questa tensione quotidiana che prende forma l’alta cucina di .
La sua è una proposta nata dall’attraversamento profondo della tradizione, dal restarci dentro abbastanza a lungo da individuarne le zone di apertura, quei punti in cui il sapere accumulato diventa un linguaggio capace di sostenere libertà e slancio.
La stella accompagna questo cammino come riconoscimento di una ricerca che negli anni ha consolidato identità, autonomia espressiva e capacità di evolversi senza disperdere il legame con la propria matrice.
A sostenere l’intero disegno è il rapporto costante con piccoli produttori locali scelti per il rigore delle pratiche agricole e artigianali.
Dalle farine di Agricola Ferrarini, azienda biodinamica di Quarantoli, alla lumaca bolognese di allevata in un ecosistema naturale, dai germogli di alchemist_vitae alle verdure biodinamiche di , fino al Parmigiano Reggiano extravecchio di e alla cacciagione selvatica di , riaffiora una geografia agricola fatta di biodiversità, gesti pazienti e materie prime ancora intimamente legate alla terra.
Da qui prende avvio un continuo confronto con la memoria culinaria, riletta attraverso uno sguardo contemporaneo, con una postura più esplorativa che accoglie il desiderio di mettere alla prova ingredienti, combinazioni, maturazioni di pensiero.
Come spesso nella cucina d’avanguardia, quella che si delinea è una visione colta ed elegante costruita per sottrazione, che si inscrive nel solco dell’eccellenza dell’alta gastronomia.