02/08/2025
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Andiamo tutti in cerca di foto bellissime, in posti incredibili, eppure ieri sera nulla mi è parso più bello di questo bar semplice ed antico.
Un giorno sicuramente cambieranno l’insegna per fare spazio ai tempi nuovi, e un altro granello di un mondo che fu sparirà dalla faccia della terra.
Sempre più spesso mi scopro a desiderare le cose vecchie, i ricordi delle nonne, le vecchie abitudini, un modo antico di fare la pasta – come quando sulla madia bisognava fare il segno della croce nella farina prima di cominciare.
Ormai siamo esseri umani tecnologici, è innegabile, ma per fortuna siamo pieni di contraddizioni. Le contraddizioni sono l’attrito che fa muovere le ruote, sono la confettura sul formaggio che gli dà più sapore.
E sarebbe molto bello che un giorno queste contraddizioni ci portassero ad accettarci per quello che siamo. A smettere di farci centomila foto fighe che non guarderemo mai più, e che non interessano a nessuno, per farne una o due assai belle, assai vere, se proprio dobbiamo. E usare il resto del tempo per vivere le piccole cose della vita.
Allora, ogni tanto, fermiamoci davanti a un vecchio bar, a una madia impolverata, a una foto sbiadita. Entriamo in un robivecchi senza badare all’orologio e parliamo col rigattiere mezz’ora. Fermiamoci a osservare quella rara bellezza che non cerca di apparire, che non si esibisce, come la bellezza di questo bar, come la bellezza di un vecchietto che ogni mattina ancora alza la saracinesca.
Quel vecchietto ha più da insegnare a tutti noi di tanti grandi filosofi e scrittori. Nel suo baretto, forse, c’è ancora modo di guardarci dentro, di capirci. Senza spocchia, senza presunzione, senza piedistalli.
Ieri sera ho sentito che non avevo bisogno di andare in posti perfetti e grandiosi, ma di andare in posti meravigliosamente imperfetti, dove il mio cuore di fessacchiotto riesce a posarsi meglio, con meno dolore.
Ieri sera ho sentito che non abbiamo bisogno di cento ricordi perfetti, ma di uno o due ricordi imperfetti che ci raccontano davvero. Perché in fondo, la bellezza non sta nelle immagini, ma in quello che ci fanno sentire.