Gelateria storica di Brescia fondata intorno agli anni 30 da Quinto Renon originario di Agordò (BL) situata in zona centrale. La sede di Via Vittorio Emanuele II, che ora ospita il negozio, a quel tempo, abitazione e laboratorio, mentre il gelato veniva distribuito con il triciclo (carretto) in varie zone della città. Quinto Renon era biondo e, come nelle più semplici delle tradizioni, la Gelateria prese presto l'appellativo "del Biondo". Le sue abilità si concretizzarono con la traformazione degli ingredienti più semplici disponibili all'epoca (uova, latte, zucchero, frutta di stagione) oltre l'utilizzo del ghiaccio che veniva acquistato alla Fabbrica del ghiaccio (http://www.bresciacity.it/?tag=fabbrica-del-ghiaccio), indispensabile per ottenere il meraviglioso gelato. Da notare la curiosa caratteristica del gelato alla crema nato in quegli anni che veniva corretto con scorze di limone bollite nel latte con alcuni bacelli di vaniglia per arrotondare e correggere il sapore di uovo cotto che da solo non incontrava il gusto del palato. Nacque lo Spumone che incantò i Bresciani con la fragranza del torrone di mandorle e nocciole e la freschezza della panna fresca unita allo zucchero; divenne un prodotto d’eccellenza e oggetto di premio per gli studenti più meritevoli delle scuole circostanti. Negli anni 50 gli Americani entrando in città portarono nuovi ingredienti tra cui l'ananas in scatola (impensabile avere il frutto fresco) che venne subito impiegato per realizzare il nuovo gusto tropicale al quale ne seguirono molti altri. Da ricordare la realizzazione dei primi gelati da passeggio su stecco realizzati con stampi a fodero, riportati poi in auge dall’attuale gestione. Il lavoro ebbe un'impennata e altri bellunesi (diventati poi noti a tutti) giunsero in città chiamati in aiuto da Quinto Renon, ma dopo aver appreso il mestiere, capirono subito che c'era posto per tutti, decidendo così di avviare la propria attività e "colonizzare" la città occupando le zone considerate al tempo più strategiche, cioè quelle in prossimità di scuole, chiese e oratori. Il gelato artigianale è rimasto per molto tempo tempo confinato al ruolo di dessert stagionale e la mancanza di attrezzature e di conoscenze specifiche, ne rendevano impossibile la corretta conservazione obbligando l'artigiano ad utiilizzare metodi che non sempre garantivano un' idonea sicurezza alimentare. L'industria nascente del gelato, si fece forte di questi aspetti e inflisse un duro colpo agli artigiani gelatai del tempo, mettendo in discussione le loro procedure. L'Italia ancora oggi soffre di qusto trascorso, tanto è che, stranamente, non risulta ai primi posti per consumo procapite di gelato pur essendo lei, la rappresentante dell'eccellenza del gelato nel mondo. Quinto Renon morì negli anni 70 e fu la moglie Rosa a traghettare l’attività fino ai giorni nostri mantenendo alto il nome del Biondo. In assenza di successori interessati all’interno della famiglia, negli anni 90 venne deciso di vendere e la signora Rosa cedette l’attività all’attuale proprietario che tutt’oggi continua all’insegna della tradizione e dell’innovazione. Di quegli anni si ricorda la decisione di garantire un’apertura 365 giorni all’anno con orario continuato, inizialmente contestato, ma divenuta poi apprezzata prassi abituale. Punto di forza è la passione nella continua ricerca che pone il Biondo tra le attività più attente alla tipologia di ingredienti e alla loro miscelazione per garantire un’offerta molto ampia di declinazioni del gelato (i gusti a rotazione sono oltre 100): si passa dai gusti più classici ai più ricercati garantendo l’assenza di glutine, bassi contenuti di zuccheri e di grassi, bilanciature che esaltano l’aroma dell’ingrediente caratteristico assicurando sempre una facile digeribilità. Il Biondo è stato anche l’ispiratore di molti artigiani, ricordiamo l’idea di riportare in auge la produzione di gelati su stecco, “pinguini” che, ancora oggi, vengono realizzati con singoli stampi a fodero in acciaio che fanno del pinguino un prodotto contenente un vero gelato mantecato. Inizio anni 2000 con l’avvento dei regimi alimentari controllati (diete), prende piede la “Zona” che il Biondo interpreta realizzando “lo spuntino” con una barretta di gelato bilanciata secondo i dettami della Zona che oggi viene proposta in più di 20 combinazioni. Tra le molte proposte artigianali spicca il Cesto di Fruttini, realizzato con frutta svuotata e riempita di gelato che insieme ai Bon Bon sono diventate protagoniste di molte tavole bresciane e non solo. Siamo orgogliosamente gli eredi di questa tradizione nata da un bellunese e divenuta a tutti gli effetti patrimonio storico bresciano.ndo.