13/08/2026
In questi giorni il mare risale il corso del Po per decine di chilometri, trasformando il più grande fiume italiano in un estuario salato. È un segnale concreto di quanto stia cambiando il ciclo dell’acqua.
La crisi climatica non significa soltanto che piove meno. Piove in modo diverso: precipitazioni sempre più intense si alternano a periodi di siccità, l’acqua scorre rapidamente verso il mare invece di infiltrarsi nel suolo e alimentare le falde. E ogni estate torniamo a parlare di emergenza idrica come se fosse una sorpresa.
Ma c’è una domanda che dovremmo porci: ha senso continuare a costruire un’agricoltura che ha bisogno di sempre più acqua proprio mentre l’acqua diventa sempre più scarsa?
Per decenni abbiamo considerato l’acqua una risorsa inesauribile e costruito sistemi agricoli e monocolture senza considerare abbastanza i limiti e la vocazione dei territori. Oggi quel modello mostra tutta la sua vulnerabilità.
La risposta non può essere soltanto tecnologica. Servono infrastrutture, manutenzione degli invasi e sistemi capaci di conservare l’acqua quando è disponibile. Ma serve anche ripensare il modo in cui coltiviamo.
Perché la crisi dell’acqua non è soltanto una questione idrologica. È una questione ecologica e culturale, e riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro dei nostri territori.
👉 Leggi l'articolo a firma di Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia, pubblicato su Green&Blue: https://www.slowfood.it/lacqua-urla-ci-sta-chiedendo-di-cambiare/