18/08/2026
Bergamo è ancora una città sicura? È davvero questa la domanda che dobbiamo porci.
Questa notte, a viso scoperto e con una disinvoltura che lascia senza parole, qualcuno ha provato ad aprire il nostro ristorante.
E allora chiediamoci: cosa pensava di trovare dentro?
Soldi? Non ce ne sono. Non siamo una banca. Non c’è un tesoro da portare via.
Eppure ogni sera, ormai, sembra esserci qualcosa: tentativi di furto, episodi di vandalismo, situazioni che fanno sentire chi lavora e chi vive in città sempre meno tranquillo.
Il problema non è soltanto il danno materiale. Il problema è il messaggio che passa: entrare in un’attività sembra diventato troppo facile.
E allora rivolgo una domanda a chi ha il compito di garantire la sicurezza: quanto ancora dobbiamo aspettare prima che si intervenga concretamente?
Non servono soltanto parole dopo che succede qualcosa. Servono prevenzione, presenza e controllo.
Più pattuglie. Più auto che girano nelle ore serali e notturne. Più attenzione nelle zone dove attività e cittadini sono maggiormente esposti.
Perché la sicurezza non può essere una promessa fatta dopo un furto.
La sicurezza deve essere una presenza che si vede prima che il furto accada.
Bergamo merita di tornare a essere una città dove chi lavora può chiudere il proprio locale la sera senza chiedersi:
“Domani mattina troverò ancora tutto come l’ho lasciato?”
Non aspettiamo che accada qualcosa di ancora più grave per decidere che era necessario fare qualcosa.
Alle autorità chiediamo semplicemente di esserci. Di girare. Di controllare. Di prevenire.
Perché quando una città inizia ad avere paura, non basta dire che è sicura.
Bisogna dimostrarlo.
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