13/10/2026
'N son cose che fan vire ‘l deto grosso
è il titolo della conferenza dedicata alla "lengua" aretina organizzata da 50&Più Arezzo che si terrà alle ore 16 del 16 ottobre presso la Sala Mercurio di Confcommercio Via XXV Aprile, 12.
Il prof. Claudio Sartori accompagnerà i soci in un viaggio nella storia, nelle peculiarità e nel futuro della lengua aretina, partendo dal XIII secolo.
L’11 giugno 1289, San Barnaba, infatti gli Aretini e i Fiorentini si fronteggiarono a Campaldino, con non solo interessi e orientamento politico diversi, ma anche il linguaggio, poichè il linguaggio aretino aveva certi tratti municipali propri che si sarebbero poi lentamente persi in un generale adeguamento all’uso fiorentino. Gli Aretini pertanto combatterono non con le unghie, ma con le onghie (per mancanza di anafonesi) e coi denti, raccomandandosi a Deo (per mancata chiusura delle vocali toniche in iato) più che a Dio, ma la città finì sotto il dominio fiorentino.
L'Aretino
Tuttavia ancora fino a pochi decenni fa a livello popolare si parlava nella Val di Chiana e nella stessa città murata un dialetto rustico, oggi in via di estinzione. Di questo però restano numerose informazioni grazie alle raccolte poetiche di studiosi come Raffaele-Luigi Billi, Alberto Severi e per gli studi di glottologi come Alberto Nocentini. Quest’ultimo colloca addirittura alla seconda metà del XIV secolo la perdita del rafforzamento consonantico iniziale che è dell’aretino una delle caratteristiche di fondo.
Il “confine” ultimo della lengua aretina è Bibbiena, come sintetizza la famosa frase a Bibbiena a letto a le sette, a Ppoppi a lletto a llotto!.
L’esistenza di vari vernacoli presenti nei paesi toscani è attestata da espressioni tipiche come Te l’ho ditto (Foiano) e Tel dissi (Castiglion Fiorentino per “Te l’ho detto” e parimenti ’Un lo soe e Nel so per “Non lo so.
Il professor Santori, laureato in lettere classiche, ha studiato sanscrito con Devoto e ittito cuneiforme con Pugliese Carratelli, ha insegnato latino e greco nei licei ed ha tradotto in chianaiolo i Mimiambi di Eroda in un libro intitolato “Eptamerone chianaiolo” che sarà presentato al termine della conferenza.
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