07/09/2020
GARANTIRE E POTENZIARE l’Ospedale di Comunità e la Casa della Salute di Arcevia
La candidata alle Regionali con la Lega per le Marche Stefania Palazzesi: “è necessario garantire e potenziare l’Ospedale di Comunità e la Casa della Salute in Arcevia”.
Innanzitutto facciamo chiarezza cercando di spiegare le differenze tra le due strutture: gli Ospedali di Comunità servono quei pazienti che hanno una situazione clinica certa e stabilizzata che non prevede grossi cambiamenti nell’immediato, mentre le Case della Salute invece servono tutta la Popolazione che necessita di servizi di prossimità. In alcuni casi, le Case della Salute e gli Ospedali di Comunità possono coesistere ed è questo il caso di Arcevia, attivo dal 1999 con 20 posti letto.
La Casa della Salute di Arcevia è situata nel territorio montano più lontano dalle A.U.S.L. di Senigallia, Jesi e Fabriano e potrebbe essere, soprattutto dopo le nuova emergenza sanitaria Covid, potenzialmente il punto di riferimento di gran parte degli abitanti dell’entroterra e potrebbe evitare il congestionamento delle strutture ospedaliere.
La Casa della salute di Arcevia, primo esempio regionale nelle Marche, inizialmente, offriva molte attività professionali: all’interno della struttura erano presenti molte figure medico specialistiche ambulatoriali rivolte all'utenza esterna.
È doveroso ricordare che la sistemazione e la ristrutturazione del vecchio presidio Ospedaliero è stata realizzata grazie anche ai contributi di aziende imprenditoriali locali che vivono e lavorano sul territorio.
Un ospedale, il nostro, dove l’attaccamento dei cittadini è testimoniato dalle continue donazioni di privati e Associazioni locali che offrono alla struttura preziosi macchinari moderni e all’avanguardia, spesso però mai messi in funzione e dimenticati.
È necessario ricordare che, negli anni a ve**re, tutti questi servizi sono stati silenziosamente ridotti o addirittura soppressi senza che nessuna delle diverse amministrazioni, succedutesi in questi decenni, abbia mai fortemente e concretamente cercato di bloccare questo depotenziamento della struttura.
Il sempre impoverimento del servizio sanitario e la crescente preoccupazione sulla modalità di presa in carico dei pazienti e sulla gestione delle molteplici cronicità che si presentano e dei servizi, dovuti alla dislocazione del territorio montano, sono i temi che più di frequente ricorrono tra le preoccupazioni dei cittadini arceviesi e di quelli di tutto l’entroterra.
Come conferma di quanto affermato sopra, nel 2018 l’ospedale di Comunità di Arcevia viene addirittura declassato da Casa della Salute di tipo C, con funzioni ospedaliere organizzate h 24, a casa della Salute di tipo B, ossia a una struttura incaricata alle SOLE forniture di cure integrate e di degenza.
Ad oggi, in Arcevia, i servizi continuano ancora a diminuire:
- assenza di alcune specialistiche ambulatoriali tra i quali il neurologo
- servizio potes con medico in presenza ridotto a 12h
- servizio radiologia, dotato di macchinari funzionanti, donati dalla cittadinanza. Chiuso
- ufficiale medico sanitario e medico legale non più presenti a seguito del pensionamento a fine marzo, di conseguenza non si effettueranno più né vaccini (vaccinazioni minori e adulti, profilassi Malattie Infettive e Parassitarie…), né certificati di idoneità psicofisica (rinnovo della patente di guida, certificato medico per porto d’armi…).
- servizio ostetrico sospeso almeno fino a fine anno: il test per lo screening di prevenzione verrà dato su appuntamento presso gli ospedali di Senigallia o di Sassoferrato con tempi di attesa decisamente più lunghi.
L’emergenza Covid ha dimostrato come i servizi sanitari di prossimità siano strumenti fondamentali per la gestione dell’emergenza e necessitano di essere valorizzati e non certo depotenziati. Inoltre effettuare le prestazioni anche nel bacino dell’entroterra ha il vantaggio di ridurre la mobilità della popolazione, la spesa sociale e favorisce la riduzione del contagio.
Oggi più che mai, bisogna rafforzare la medicina territoriale per avere un miglior presidio sul territorio ed evitare inutili congestionamenti dei centri più grandi; inoltre le aree interne debbono essere difese perché sono anche le più fragili.
Le Case della Salute servono un bacino molto vasto per tutta quella popolazione che vive in un territorio geograficamente lontano dai centri più serviti.
Oggi più che mai abbiamo il compito di tutelare e proteggere queste strutture capillari del nostro territorio e non si può rimanere inermi di fronte a questa politica di abbandono delle popolazioni dell’entroterra.
Si sono da tempo realizzate in piccoli centri strutture ospedaliere, via via adeguate alle mutate esigenze socio-sanitarie, perché, oramai da anni, si sta maturando l’intenzione di impoverirle ed estinguerle?
La Palazzesi legata ed attiva da sempre sul territorio marchigiano intende impegnarsi affinché la salute torni tra le priorità della Regione, perché come dice lei "Chi ha a cuore la propria Terra, ci vive, ci investe, conosce le problematiche e si impegna per trovare delle soluzioni tangibili".
Stefania Palazzesi