'IL BUE MUTO'?
‘Bue muto ’ fu il nomignolo che i condiscepoli dettero al figlio del conte aquinate Landolfo e di donna Teodora, i quali, qui dietro, a un isolato da noi ebbero case, e dove il loro figlio Tommaso nacque (ché, solo qui, siatene convinti!, il pensiero del futuro santo e filosofo poteva succhiare quel suo equilibrio tra il fuoco mistico e l‘assoluto rigore del ragionamento, quel suo p
rocedere che contempera le esigenze della critica con quelle dell’esposizione, e l’invito a considerare il corpo come collaboratore dello spirito: collaborazione gia auspicata da un altro grande aquinate, il poeta Giovenale, quando afferma che orandum est ut sit mens sana in corpore sano ). Tommaso, di persona, era un pò grossetto, e viveva appartato i suoi lenti giorni: pensoso, con la vasta fronte in cui le idee subito si infulminavano. Il giovane studiava, preparandosi a scrivere le sue numerose opere sulle quali, sappiamo, anche i pirronisti tenaci pericolano; i suoi compagni, invece, erano dediti alla più chiassosa goliardia; e goliardi erano detti, dal termine gula che allude al loro gozzovigliare o, più verosimilmente, dal soprannome Golia col quale il monaco Abelardo, al tempo della sua eresia, era stato designato. Tommaso studiava, e i suoi giovani compagnicantavano, in latino ritmico:
obmittamus studia,
dulce est desipere,
et carpamus dulcia
iuventutis tenerae...
bibit hera, bibit herus,
bibit servus cm ancilla...
bibunt centum, bibunt mille... Sarebbe mai potuto sfuggire, il futuro santo, alle pulsioni epitetiche di questi capiscarichi? Così, Tommaso fu il bue muto: ‘bue’ cioè (absit iniuria verbis!) ‘ stupido e grossamente ignorante’ (e, per di più, ‘muto’!) Sennonchè, Alberto Magno vaticinò che quel ‘Bue’ avrebbe presto emesso tale muggito da farne rimbombare le mura del mondo.. Noi, oggi, quasi come un augurio, e nella convinzione che, in questo mondo, è l’intelligenza delle cose che più vale, quella che gli antichi Greci dicevano ‘principio di tutto’, abbiamo adottato (innocentemente, ce ne appelliamo al Santo!) quel sintagma a significare l’insegna di un pubblico esercizio al quale, o gentile Avventore, la Tua presenza fa grande onore.