19/05/2026
Alla luce delle ricostruzioni diffuse pubblicamente nelle ultime ore, riteniamo necessario intervenire per ristabilire alcuni elementi oggettivi e per respingere con fermezza insinuazioni, omissioni e rappresentazioni parziali dei fatti.
Comprendiamo il dispiacere di chi non è risultato aggiudicatario della procedura, ma il disappunto non autorizza a riscrivere la realtà, né a delegittimare pubblicamente una società che ha partecipato a una gara pubblica, secondo regole uguali per tutti, risultando nuovamente prima classificata.
È corretto ricordare che la precedente procedura è stata oggetto di ricorso dinanzi al TAR e che, a seguito dell’annullamento del bando a causa di un vizio di forma sulla pubblicazione, il Comune di Ancona ha indetto una nuova gara; tuttavia, è altrettanto doveroso precisare che la nostra società non ha beneficiato di alcun automatismo, di alcuna posizione acquisita, né di alcun vantaggio: la società ha partecipato nuovamente alla procedura, confrontandosi con tutti gli altri operatori economici, ed è risultata ancora una volta prima classificata.
La gara non premiava la nostalgia, né la durata della precedente gestione, ma la qualità dell’offerta presentata secondo i criteri fissati dal bando, in tale valutazione comparativa, la Commissione ha attribuito al nostro progetto un punteggio tecnico pari a 65,66 su 70, mentre chi oggi prova a passare da vittima del sistema ha ottenuto 24,66 su 70, collocandosi all’ultimo posto della graduatoria su cinque partecipanti.
Questi sono i dati. Il resto è narrazione.
È poi gravemente fuorviante lasciare intendere che la nostra società avesse pendenze o debiti nei confronti del Comune, difatti non ve ne erano e il CUP (che forse non era neanche dovuto visto l'annullamento del bando) è stato regolarmente corrisposto lo scorso anno.
La cosa più grave è parlare di "sconto" sottintendendo chissà che favoritismo, semplicemente a causa del' intervento del Tar, a Gennaio 2026, non è stato chiuso l'anno di affidamento quindi sono stati pagati solo i mesi in cui il parco è stato gestito da noi, non è stato regalato nulla, semplicemente non avendolo occupato per l'intero anno sono state fatte pagare le mensilità di utilizzo, questo sarebbe lo "sconto" ma chi ha scritto ha deciso di teatralizzarlo, insinuando un dubbio irreale, sennò avrebbe fatto poco effetto.
Anche il riferimento alla determina del 17 aprile 2026 viene presentato in modo parziale. L’accordo bonario tra la società e l’Amministrazione era stato raggiunto in data 6 febbraio 2026, dunque prima della nuova procedura; la successiva determina ha avuto funzione di recepimento formale di una posizione già definita, non vi è stata alcuna sanatoria successiva, né alcuna creazione ex post di una situazione di favore.
Approfondendo tale accordo si fa presente che la scrivente società una volta che si è ritrovata spogliata del parco, per errore di terzi, aveva la possibilità di chiedere i danni al Comune, successivamente la richiesta di tale risarcimento, pur di far andare avanti la procedura e non far chiudere per anni il parco, si è arrivati ad un accordo in cui il Comune avrebbe restituito quanto speso per le opere già eseguite e pagate dalla Wm e non asportabili, come ad esempio l'impianto elettrico e la sistemazione delle pareti, acquisendole.
La cosa che fa sorridere e che, tranne l'impianto elettrico, tutte le altre sistemazioni sono dovute all'incuria di chi gestiva il posto prima di noi, e che oggi tenta di ergersi a paladino della giustizia (bagni devastati, pareti bucate), danni non rilevabili in sede di prima asta in quanto i locali erano ancora occupati dalla vecchia gestione.
Ora manca l'impianto elettrico che è la dimostrazione della malafede di chi oggi vuole passare per vittima: nel primo bando (quello annullato) era specificato che l'impianto elettrico non era a norma ed era a carico del futuro concessionario tale incombente, nel secondo bando, l'odierno in voga, invece è previsto un impianto elettrico a norma nel chiosco tra le attrezzature in concessione, questo cosa prova? Anzitutto è chiaro che se la proprietà del quadro (pagato dalla wm) era del comune al momento del bando l'accordo era sicuramente stato sicuramente chiuso prima (e smonta completamente la tesi di un salvataggio a posteri della Wm), ma soprattutto che niente è stato regalato e che tutti i concorrenti (chi è arrivato ultimo compreso) avrebbero goduto di questa miglioria (e magari investire i soldi risparmiati in altro per il parco), così come la sistemazione dei muri o dei bagni; questo è verificabile da chiunque, i bandi sono pubblici e pubblicati sul sito del comune, non c'è alcun bisogno di chiedere la rivolta popolare, basta un clic.
Quindi nessun intervento coperto con “soldi pubblici” a favore della società, non si è trattato di finanziare l’attività privata della società, ma di regolare il valore di opere rimaste acquisite al bene pubblico che con questo intervento si è parato da una richiesta di risarcimento che sarebbe stata sicuramente di molto superiore.
Quanto alla comunicazione promozionale avviata sui canali social, anche in questo caso si tenta di trasformare una normale esigenza organizzativa in un presunto indice di irregolarità: la società aveva già ottenuto l’aggiudicazione provvisoria in sede di gara ed è poi divenuta definitivamente aggiudicataria in data 30 aprile. In un contesto stagionale come quello del Parco Belvedere, con tempi strettissimi, ospiti da contrattualizzare, fornitori da coordinare e investimenti rilevanti da sostenere, l’avvio della comunicazione era una scelta organizzativa necessaria. Chiramente assumendosi il relativo rischio imprenditoriale, senza che tale comunicazione abbia inciso, né potesse incidere, sull’iter amministrativo, ma da chi non ha mai investito queste dinamiche effettivamente non possono essere comprese.
Chiudendo, è inoltre del tutto infondata la presunta contraddizione tra eventi gratuiti e aggio sui biglietti: l’aggio offerto al Comune opera esclusivamente in presenza di eventi a pagamento e di un effettivo incasso da biglietteria, se un evento è gratuito, non esiste alcun incasso da biglietti sul quale calcolare una percentuale, il fatto che l'attuale programmazione privilegi la gratuità per il pubblico non comporta alcuna violazione o modifica degli impegni assunti in gara, e non esclude che possano esser fatti eventi a pagamento in un futuro, è una semplice scelta imprenditoriale.
Il Parco Belvedere è un bene pubblico, non il feudo di una singola gestione, noi non siamo amici di nessuno, ma capiamo che chi ha vissuto sempre in un sistema amicale, e a oggi si sente escluso, pensi al complotto. Da parte nostra non intendiamo alimentare ulteriormente polemiche costruite su omissioni, suggestioni e insinuazioni, potremmo tirar fuori l'ultima assegnazione prima del nostro avvento quando per partecipare era necessaria una scia, che poteva esser depositata solo da chi era in possesso del bene, ma invece continueremo a lavorare per valorizzare il Parco Belvedere, per aprirlo alla città, per renderlo vivo, accessibile e frequentabile, con investimenti concreti, programmazione e responsabilità imprenditoriale.