E' un istinto naturale che ci guida verso l'alta qualità e la massima raffinatezza. Ciò che per i più è motivo di orgoglio, per noi è solo un punto di partenza: in molti ritengono che l'artigianato sia indissolubilmente legato all'imperfezione. E' la sua forza, dicono. Bene, noi siamo qui per dimostrare che si può andare oltre. E' quanto accade quando si parte alla ricerca della perfezione, con du
ro lavoro e tanta volontà. In questo viaggio non esistono scorciatoie. Questa è la formula della fusione tra la manifattura, il prodotto creato un pezzo alla volta e la bellezza delle linee, l'incanto dei sensi. Esplora un universo di sapori di cui non hai mai immaginato l'esistenza. Non accontentarti.
- LA STORIA -
Le origini
Questa storia comincia con un giovane pasticcere di Alvito. Si chiama Vittorio Macioce. Il padre è morto quando lui aveva 11 anni.Quando il mondo si ritrova in bancarotta nel 1929, Vittorio Macioce lavora con Don Pasquale Di Tullio, nella pasticceria del Corso, specializzata in un torrone di pasta di mandorle ricoperta di glassa bianca. E' il torrone di Alvito, una ricetta che risale al '700. Maestro pasticcere a Roma
E' il suo maestro Don Pasquale che lo invita, con una lettera di presentazione, a
trasferirsi a Roma. Sono gli anni '30. Il fascismo è già regime.La pasticceria che serve Casa Savoia, la monarchia, si trova nel quartiere Prati, vicino a San Pietro. Il suo nome è La Tour. Le origini sono francesi e per i romani è quasi una leggenda. E' qui che Vittorio Macioce diventa maestro di pasticceria. Il ritorno a casa
Una scelta di vita lo riporta ad Alvito. E' ormai il braccio destro di Don Pasquale, che lo considera il figlio che non ha mai avuto. Vittorio vuole però dare una svolta alla tradizione dolciaria del suo paese.La pasta di mandorle, pasta reale, viene lavorata con il cacao e la copertura è di cioccolato fondente. E' un'innovazione. E' la pasticceria del regno delle Due Sicilie che incontra la tradizione romana. Il mestiere
Vittorio Macioce fino agli anni '80 è "il pasticcere". La sua arte è riconosciuta nella Valle di Comino e in gran parte della Ciociaria. Le sue torte sono capolavori architettonici e culinari. Il torrone Regina con pasta di mandorle e pinoli è il suo testamento gastronomico. Il passaggio di testimone
Don Pasquale ha venduto la sua pasticceria. Vittorio Macioce si avvia verso la pensione. E quando lascia il lavoro appoggia una nuova impresa imprenditoriale. Le nipoti Paola Macioce e Virginia Pica aprono nel 1986 una pasticceria e un laboratorio artigianale di torroni.Vittorio trasmette la sua arte a Paola, che dopo la laurea in farmacia ha scoperto che la sua vera vocazione erano i dolci di famiglia. Il nome della pasticceria e dei torroni è un omaggio alla tradizione dello zio. Il testimone passa alla pasticceria VM. Le nuove frontiere
Paola Macioce ama trovare nuovi territori della gastronomia. La pasta di mandorle si sposa con il pistacchio di Bronte, il gianduia, il rum, il bergamotto, nocciola, caffè. Il cioccolato per la copertura non è semplicemente un fondente, ma un cru selezionato. E' un riconoscimento internazionale.Slow Food, Gambero Rosso, il Golosario, le pagine di critica gastronomica dei più importanti quotidiani e settimanali italiani recensiscono i torroni di Alvito. Nel 2006 i torroni vengono scelti come menù per il viaggio della missione Eneide. E' lo sbarco sulla stazione orbitante. La conquista del cielo.