LE FOGGE DEL RE

LE FOGGE DEL RE Le fogge del re commercializza generi alimentari di alta gamma tra cui pasta biologica di senatore cappelli, miele, confetture, legumi della Murgia ...

LE FOGGE DEL RE, commercializza generi alimentari di alta gamma,tra cui mieli, confetture,legumi della zona (lenticchie giganti di Altamura). Il prodotto di punta è la pasta secca biologgia di Senatore Cappelli nei vari formati.

Ecco uno dei nostri campi di grano, Senatore Cappelli... una risorsa ancora da scoprire...
10/07/2015

Ecco uno dei nostri campi di grano, Senatore Cappelli...
una risorsa ancora da scoprire...

09/07/2015

CELIACI, OVVERO…GENETICAMENTE MORTIFICATI
Fonte: CCSNews
Grano OGM/aumento casi di celiachia? Sembrerebbe proprio di si? Negli anni ’70 il grano “Cappelli” venne irradiato in laboratorio con i raggi gamma per renderlo più produttivo e precoce. Ma a quale prezzo? Da allora i casi di intolleranza al glutine (contenuto nel frumento e in altri cereali) sono cresciuti in maniera esponenziale, arrivando all’incidenza di una persona malata ogni 100/150 (negli anni ’60 il rapporto era di uno ogni 1000/2000).
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C’era una volta, in Puglia, un grano duro di nome “Cappelli”. Fino agli anni ’60 questo alimento era alla base della dieta della popolazione pugliese, ma questo povero grano, unica varietà coltivata nel Mezzogiorno d’Italia, apprezzato per la qualità, era, purtroppo per lui e per noi, poco produttivo. Così, un bel giorno del 1974, il Professore Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, (attuale presidente dell’Accademia delle Scienze) con un gruppo di ricercatori del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro denominato “Cappelli”, esponendolo ai raggi gamma di un reattore nucleare per ottenere una mutazione genetica e, in seguito, incrociandolo con una varietà americana. Dopo la mutazione, il povero grano era diventato “nano”, mostrando differenze, in positivo, in caratteri come la produttività e la precocità nella crescita.
Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente, non OGM, ma irradiato, fu battezzato “Creso” e, con esso oggi si prepara ogni tipo di pane, pasta, dolci, pizze, alcuni salumi, capsule per farmaci, ecc. (con questa farina si prepara circa il 90% della pasta venduta in Italia). Quello che pochi sanno è che, il grano Creso, è responsabile dell'enorme aumento della celiachia, per l'alterazione del pH digestivo e la perdita di flora batterica autoctona, che determinano anomale reazioni anche per l'aumento di glutine che quel tipo di grano mutato geneticamente ha apportato all'alimentazione umana.
Celiachia. Ovvero intolleranza permanente al glutine. Chi ne soffre, è costretto ad una dieta permanente priva di cibi e bevande che contengono questa proteina: essere celiaco è già una 'sfortuna', comporta l'assoggettamento ad una dieta rigida, la rinuncia a molti piaceri della tavola, l'esborso di una notevole quantità di denaro (i prodotti gluten-free sono molto costosi). Bisogna, insomma, adeguarsi ad uno stile di vita diverso da quello che siamo abituati a considerare normale.
E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Questo si chiede Claudia Benatti, giornalista della Gazzetta di Modena, in un articolo inserito nel n. 193 di AAM Terranova. Nell’articolo raccoglie il parere del professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, il quale fornisce una spiegazione plausibile di questa correlazione causa-effetto, su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. “E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto - spiega Pecchiai - cosicché facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all'azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica”. Appare fondata l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
Inoltre nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a rientrare: fino a qualche decennio fa, l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone; oggi è 1 caso ogni 100 o 150 persone, con una crescita percentuale del 9% all’anno. In molti sostengono che l'aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva.
Ad oggi, la dieta senza glutine, protratta per tutta la vita, è l'unica terapia in grado di garantire al celiaco una crescita quasi normale ed uno stato di salute del tutto sovrapponibili a quelli di un soggetto non celiaco. Detto questo, celiaci e non, con che occhi guardate ora un piatto di pasta?
di Elena Brinchi

09/07/2015

“Senatore Cappelli? Cos’è? E’ il nome dell’azienda produttrice?”:
Per decenni è stata la coltivazione più diffusa, soprattutto in Basilicata e Puglia: successivamente, però, data la sua scarsissima resa quantitativa (sinonimo, quindi, di altissima qualità), il grano Cappelli è stato sostituito da piantagioni più produttive. Perché noi abbiamo scelto questo grano? Beh, per diverse ragioni. Primo, è un frumento aristato (dotato, cioè, di ariste, i filamenti che si notano nelle graminacee) ed anche molto duro, per cui la pasta rimane sempre “al dente”, non scuoce mai. Secondo, contiene percentuali più elevate di lipidi, amminoacidi, vitamine e minerali, nonché caratteristiche di elevata digeribilità: è, quindi, un toccasana per la nostra salute. Terzo, non ha mai subito le alterazioni delle tecniche di manipolazione genetica dell’agricoltura moderna, che sacrificano sapore e contenuto tradizionale a vantaggio di rendimento elevato. Quarto, oggi il grano Cappelli è coltivato solo mediante agricoltura biologica in alcune zone incontaminate dell’entroterra lucano (calanchi).
Infine, è anche adatto contro le intolleranze al glutine ed allergie: questo perché il grano duro Senatore Cappelli è esente da ogni contaminazione da mutagenesi indotta con raggi x e y del cobalto radioattivo oggi utilizzati in agricoltura. Ciò lo rende diverso da tutte le altre varietà di grano duro OGM irradiato. Che parolooooooni! No, non ho mangiato pane e vocabolario! Il mio fornitore mi ha spiegato tutto questo ma forse, come la mia amica Gaia mi fa notare, sto dando troppe cose per scontato. A partire dagli anni ’80, grazie ad un gruppo di ricercatori, si iniziò ad irradiare il Grano Cappelli con raggi gamma del cobalto radioattivo, provocando mutazioni genetiche. In particolare il grano è stato “nanizzato” in modo tale che le spighe non crescessero molto in altezza (le spighe di grano Cappelli sono altissime!). In questo modo, però, la varietà è stata inevitabilmente mutata ed ibridata alla varietà “Creso”, di origine messicana e che costituisce oggi il 90% della produzione di grano mondiale. Ecco perché si puà dire che il grano “Creso” sia da considerarsi Ogm-modificato, e il grano Senatore Cappelli no! Il grano Cappelli è la varietà originaria che, non avendo subito mutazioni genetiche, non sviluppa allergie ed intolleranze.

09/07/2015

Il grano duro più usato nel mondo per la panificazione si chiama Creso ed è un grano geneticamente modificato, ottenuto nel 1974 in Italia dall’ ENEA attraverso un incrocio tra la varietà messicana Cymmit e l’italiana Cp B144, mutante del grano Senatore Cappelli sottoposto a irraggiamento di raggi gamma o raggi x. Oggi la quasi totalità di pane, pasta, dolci, pizze, certi salumi, capsule per farmaci, ecc., è ottenuto nel mondo da questa varietà di grano duro. Alcuni studi scientifici hanno lanciato il sospetto che l’uso di questo grano e delle varietà che ne sono derivate, a causa del suo contenuto di glutine più elevato del normale, sia la causa dell’aumento nel numero di casi di celiachia. I prodotti biologici possono essere un’alternativa solo in parte perché le sementi usate possono sempre essere della varietà Creso.
Caratteristiche nutrizionali
È ricco di carboidrati pari al 62,5% (su 100 gr di prodotto).Il contenuto in proteine è del 13%, la maggior parte delle quali sono componenti del glutine che si forma durante l’impastamento. I lipidi ammontano al 2,9 % e sono contenuti soprattutto nel germe. Le fibre sono alte, il 9,8%. I sali minerali e le vitamine sono localizzate nella parte esterna del chicco, quindi li troviamo solo nei prodotti integrali, che sarebbe meglio fossero biologici perché proprio nel loro germe si accumulano le sostanze potenzialmente nocive. Nel grano si trovano: la vitamina E, che favorisce la rigenerazione cellulare cutanea e cerebrale, coadiuvante nella disintossicazione dalle scorie; il complesso vitaminico B, che favorisce la crescita. Sono contenuti, inoltre, gli acidi pantoteico (o vitamina B5) e folico, il betacarotene, il ferro, il magnesio, il calcio, lo iodio e il selenio, utile per le proprietà antiossidanti. Svolge infatti un’azione protettiva sulle cellule dagli attacchi dei radicali liberi e quindi ha un importante ruolo della prevenzione di malattie. Anche il bulgur ottenuto dal grano duro integrale si sta facendo conoscere per le sue proprietà nutrizionali. La crusca, che avvolge il chicco e che viene separata dalla farina attraverso la raffinazione, è ricca di fibra, ottimo rimedio per la stipsi, e abbassa il livello di colesterolo. I principi attivi del grano coadiuvano il fegato nell’eliminazione delle tossine.
Grano duro da agricoltura biologica
L’Italia è leader mondiale nella produzione di pasta di grano duro biologico. Il grano duro biologico si coltiva soprattutto in: Sicilia (22.000 ha), Puglia (21.800 ha), Basilicata (15.600 ha), Toscana (9.100 ha). Per acquistare all’origine 1 kg di frumento duro bio, l’industria di trasformazione a marzo 2012 ha pagato 0, 31 Euro. Una confezione di pasta di grano duro bio di 500 gr acquistata presso la grande distribuzione costa in media 1,36 Euro. Il pane sfuso costa al kg 4,5 Euro
Il grano duro Senatore Cappelli
Si tratta di una varietà di grano duro. Ha preso il nome da Raffaele Cappelli, senatore che nei primi del Novecento promosse la riforma agraria e la ricerca sui grani duri e teneri. Per circa un secolo, questa varietà è stata molto coltivata. Negli anni ’70 scomparve quasi del tutto a causa della mutazione genetica cui fu sottoposto per ottenere la varietà Creso. Dopo un periodo di assenza, di recente la coltivazione è ricominciata in alcune regioni del Sud che puntano soprattutto alla salvaguardia della qualità. Il grano duro Senatore Cappelli può essere considerato un cereale “antico”, antenato del grano duro attuale, non contaminato da mutagenesi come molti altri cereali oggi coltivati. Per la sua altezza (160-180cm) e il suo apparato radicale sviluppato, soffoca le malerbe ed è quindi molto adatto per l’agricoltura biologica. La produzione è concentrata in Basilicata, Puglia e Sardegna. Una confezione di pasta Senatore Cappelli di 500 gr costa in media 1,95 euro presso i negozi specializzati.

09/07/2015

La Senatore Cappelli o Cappelli è una cultivar di grano duro autunnale ottenuta dal genetista Nazareno Strampelli - agli inizi del XX secolo presso il Centro di Ricerca per la Cerealicoltura di Foggia - per selezione genealogica della popolazione nord-africana “Jenah Rhetifah”.
Rilasciata nel 1915[1], la nuova varietà di frumento fu dedicata al marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno d'Italia, che, negli ultimi anni dell'Ottocento, assieme al fratello Antonio, aveva avviato le trasformazioni agrarie in Puglia e sostenuto lo Strampelli nella sua attività, mettendogli a disposizione campi sperimentali, laboratori ed altre risorse.
Il frumento Cappelli, nonostante fosse alto (circa 150-160 cm), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all'allettamento, ebbe grande successo grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola. L'introduzione di questa cultivar determinò l'aumento delle rese medie da 0,9 t/ha del 1920, ottenute con le vecchie varietà locali, ossia ecotipi caratterizzati da elevata taglia[4], accentuata tardività, alto indice di accestimento totale, con i difetti che ne conseguono (suscettibilità all'allettamento ed alla stretta[5]), ad 1,2 t/ha alla fine degli anni '30[6]. Nel trentennio dagli anni ’20 agli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli[7], che si diffuse in seguito anche in altri paesi del Mediterrane.
Il Cappelli è ancora coltivato dopo quasi un secolo, in particolare nel meridione d'Italia (Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna), per la produzione di pasta di qualità superiore[9] e pane e pizza biologici, nicchia questa per la quale si va sviluppando un mercato interessante[10]. Dagli inizi del secolo scorso fino agli anni '60 il Senatore Cappelli ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale.
Le modeste densità di semina, la limitata fertilità del terreno ed il basso consumo di fertilizzanti contribuirono per lungo tempo ad alleviare il problema dell’allettamento associato all’elevata statura di questa cultivar. Dopo la II Guerra Mondiale, la possibilità di produrre concimi azotati a basso costo ha stimolato la costituzione di varietà in grado di valorizzare la somministrazione di quantità crescenti di azoto. Inoltre, l'accresciuta disponibilità degli erbicidi ha permesso di ovviare alla minore competitività delle piante basse nei confronti delle infestanti. Negli anni successivi (dal 1950 al 1960), il miglioramento genetico fu dunque orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all'aumento della precocità, con attenzione alle caratteristiche qualitative della granella.
Furono Capeiti 8 e Patrizio 6[16] a segnare l’inizio del declino del Cappelli, dopo decenni di dominio incontrastato. Queste due cultivar erano infatti più produttive[17], precoci (di 10-15 giorni rispetto al Cappelli) e resistenti all’allettamento, anche se con peggiori qualità molitoria e pastificatoria[18]. In seguito, cultivar di taglia sempre più ridotta ottenute attraverso incroci interspecifici, uso della mutagenesi ed introgressione dei geni Rhtsostituiranno definitivamente il Senatore Cappelli. Così, via via, si affermano l'Appulo, cultivar dei gruppi “Val” (Valgerardo, Valnova, Valselva, Valriccardo) e “Castel” (Castelporziano, Castelfusano, Casteldelmonte e Castelnuovo) e il mitico Creso, il Simeto, l'Iride, il Claudio ed altri.
L’Italia è autosufficiente in grano duro al 70%, dunque è probabile che almeno metà della pasta che consumiamo rechi tracce del DNA di quel frumento nord-africano che attraversò lo Stretto di Sicilia agli inizi del secolo scorso

01/07/2015

20/6/2015 "Effetto Terra" GAL Concabarese a Palo del Colle (Ba). Musica Franco Loporchio. Realizzazione Videoprod di Francesco Saccente

Giornalista:Antonio V. Gelormini
01/07/2015

Giornalista:Antonio V. Gelormini

Proiezione cortometraggio "Io sono qui" Fondazione "Maria Rossi"

01/07/2015

Il due giugno 2015, la festa della Repubblica, è stato eseguito il BRIO FESTIVAL Toritto capitale di biodiversità. Durante la serata abbiamo intervistato lo ...

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