16/11/2011
Vito Boggeri
Nasce a Serravalle Scrivia nel 1939. Inizia il suo lavoro alla fine
degli anni ’50 con i segni neri su fondo bianco, quando la poetica dell’informale lanciava ancora il suo grido acuto. Poi arrivano gli anni ’70, l’esperienza americana, il concettuale, le performance e i video. Sul finire degli anni ’70 Boggeri produce gli Insabbiamenti, lavori riferibili all'Arte Povera in cui
usa la sabbia in modo inusuale, colorata e incollata su opere da parete. Alla soglia degli anni ’80 il ritorno alla pittura, voltando le spalle alla tela bianca,
preferendole i cartoni raccolti per strada, vissuti, stracciati, calpestati e ridando loro una nuova dignitą. Boggeri porta sulla tela un immaginario visivo elementare per trascrivere meglio il profondo del suo “io”. Si tratta di
un “viaggio” negli archetipi quotidiani. Alla tecnologia dominante
oppone un linguaggio aspro, ma poetico, capace di suggerire sia le paure di un passato ancestrale sia le visioni di un mondo talora fiabesco. In questa immersione nel caos o nella memoria utilizza come il colore, che trascina la forma e il movimento, riconsiderando l’espressionismo astratto con la sua espressione violenta degli istinti profondi e avvicinandosi ai Nuovi Selvaggi Tedeschi. Ciė che si afferma con questa pittura Ź un senso di sradicamento, di solitudine,
una frattura con la propria storia. Si sente aspra la nostalgia di una
veritą capace di imprimere un’unitą di valori alle “differenze”, ma Ź proprio
questa nostalgia, sprezzante di orpelli stilistici e di illusioni ideologiche, a denunciare il nostro odierno naufragio. L’altra faccia
delle sue opere Ź l’ironia, l’humor astratto e surreale che allude
all’umana inadeguatezza, il quotidiano che fa lo sgambetto al “bello”.