ETNA CUISINE MONDE

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13/12/2025

Lu sbirru in Paradiso

La parola sbirru non nasce in Sicilia, e già questo basterebbe a far riflettere: come certe cose, che sembrano nostre da sempre, arrivino invece da lontano, da un tempo in cui il longobardo “sberro” indicava un uomo armato al servizio di un signore, uno di quelli che non devono pensare ma soltanto eseguire.

Nel Medioevo e poi nell’età moderna “sberro/sbirro” rimase sempre un titolo un po’ storto, un marchio di diffidenza: più braccio che cervello, più forza che giustizia.

E tuttavia fu in Sicilia che la parola prese davvero corpo, diventando sbirru: non semplice sinonimo di poliziotto, ma una categoria dello spirito, una figura sospesa tra autorità e sospetto.
Perché, diciamocelo, in Sicilia l’uomo armato non è mai stato “il protettore”, ma l’ambasciatore di un potere che veniva sempre da fuori.

Spagnoli, borbonici, piemontesi: ogni volta che una bandiera cambiava, arrivavano puntuali i loro sbirri, e il popolo imparava — com’è nel suo destino — a non riconoscerli come difensori, ma come strumenti di controllo.
Così, nei secoli, la legge si trasformò in un ingranaggio lontano, una macchina che cigola e che non gira mai per il povero cristo che sta in basso.

E nella cultura mafiosa — e purtroppo anche in quella popolare che ne ha respirato il fiato mefitico — lo sbirru diventa il nemico:
colui che indaga,
colui che fa domande,
colui che s’incazza se non u dici nenti,
e soprattutto colui che può spezzare l’omertà.

Chiamare qualcuno sbirru significa quindi tirargli addosso una pietra pesante, quasi definitiva.

Del resto, dalla polizia borbonica ai primi decenni del Regno d’Italia, lo sbirru era spesso un tipo ruvido: corrotto, violento, senza troppe scuole e troppe spiegazioni. Il braccio duro e repressivo, non la legge.

Eppure, come in tutte le cose siciliane, esiste anche il contrario:
la stima sincera per chi la mafia l’ha combattuta davvero.
Falcone, Borsellino, Cassarà, Montana, Giuliano, Boris Giuliano, Agostino: nomi che sono diventati altari laici.
Poliziotti e carabinieri che il popolo ha pianto come figli suoi, e che ancora oggi rappresentano il lato pulito, luminoso della divisa.

Ma accanto all’amore convive la diffidenza: non verso l’uomo — che spesso è onesto, stanco, coraggioso — bensì verso l’istituzione, che in Sicilia ha sempre camminato con scarpe troppo grosse e troppo rumorose.

La Sicilia, si sa, non ha mai perdonato allo Stato — qualunque Stato — di non averla protetta quando serviva davvero.
Perciò l’uomo in divisa diventa, suo malgrado, simbolo di un debito mai saldato.

Va da sé che, nella tradizione orale, uno sbirru in Paradiso non ce lo vede nessuno.
Ma Nonno Billa, che con le autorità aveva un rapporto di amore e odio degno di un dramma greco, una sera di marzo del 1983 cuntò di uno sbirro che in Paradiso ci arrivò davvero.
E ora noi vi cuntamu paro paro com’andarono le cose...

C’era una volta uno sbirro, molto devoto a San Pietro.
Quando morì, si presentò davanti alla porta del Paradiso e lo pregò di lasciarlo entrare.
Ma San Pietro gli rispose che in Paradiso, per gli sbirri, posto non ce n’era.
— «Per ca**tà! — disse lo sbirro — non mandatemi all’infernu!
Sono sempre stato un vostro devoto, e Dio sa quanto vi ho voluto bene!»
San Pietro, uomo di cuore, si commosse:
— «Non chianciri, ti faccio trasiri; ma accura a non farti riconoscere da nessuno.»
E lo nascose dietro un cespuglio lì vicino.

Passò un momento, ed ecco arrivare una processione immensa: patriarchi, dottori della Chiesa, martiri, virgini e santi di ogni genere.
Davanti a tutti, come un ufficiale in parata, un serafino con la sciabola sguainata.
Lo sbirro, vedendo l’arma, non resistette alla sua natura professionale: uscì dal cespuglio e, con tono da questurino navigato, gli chiese:
«Amico, mi dica: aviti pirmissu d’armi? Perché qui non si circola armati.»

Apriti cielo.
Tutti ddi santi si misiru a gridari:
«E stu sbirri com’è arrivatu in Paradiso? Cu’ lu fici trasiri?»
San Pietro, rosso fino alle orecchie, non sapendo come giustificarsi, afferrò lo sbirro per la falda della giubba e, tra un calcio e l’altro, lo buttò fuori dal Paradiso.

Da allora — dice Nonno Billa — l’anima dello sbirro, non potendo stare né in Paradiso né all’infernu, vaga senza pace.
E ogni tanto, non sapendo chi fari, si posa sugli uscieri, sui posteggiatori, sui centralinisti…
e chistu spiega pirchì si comportano spesso comu sbirri.

Chistu è u cuntu ca vi cuntamu.
Lu facemu cu creanza, e chiediamo a tutti gli sbirri perdonanza:
ca fati un travagghiu impurtanti per donne, omini e fanti.

Fonti: Archivio per lo studio delle tradizioni popolari Vol. VII anno 1888; Nonno Billa che mai ebbe a bere acqua nella sua lunga vita e che da piccolo voleva fare u sbirru per aiutare le gente ma che non ebbe mai la permissione da so patri pi fare stu travagghiu .

13/12/2025

⚛️ LA FISICA DELL’IDIOZIA
11 Dicembre 1941 l'Italia dichiara guerra agli Stati Uniti
(ovvero: perché la logica cominciò a piangere… e la Sicilia pagò il conto)

Secondo la fisica classica, l’universo segue leggi eleganti:
le mele cadono, la luce viaggia, gli elettroni si comportano più o meno come dovrebbero .

Secondo la Fisica dell’Idiozia, invece, l’universo osserva i governi e prende appunti su come non si deve gestire una civiltà.

E poche figure storiche hanno fornito tanto materiale di studio quanto Benito Mussolini, che nel giro di pochi mesi dichiarò guerra:
alla più grande potenza industriale del mondo, e alla più grande potenza militare della storia umana,
così, per gradire.

Come vedere un pianeta annunciare un embargo al sole perché “troppo luminoso, robetta. Solo follia pura con costi a carico dei soliti noti.

E i “soliti noti”, in questo caso, furono spesso i siciliani.

📉 **Legge n. 1 della Fisica dell’Idiozia:

“Se qualcosa può andare storto, il regime la manda in Russia.”**

Giugno 1941.
Hi**er invade l’URSS senza avvisare Mussolini.
Il duce, come uno scolaretto escluso a calcetto, si offende e per ripicca manda 200.000 soldati italiani in Russia.
Tra questi, migliaia di siciliani, spesso provenienti da paesi dove l’unico ghiaccio conosciuto era quello della granita.

La Fisica dell’Idiozia spiega così il fenomeno:

Il corpo umano non è progettato per sopravvivere a –30° con scarponi da dopolavoro. Ma il fascismo era convinto che la propaganda riscaldasse più della lana.

Risultato:
3.500 siciliani dispersi o morti, interi paesi rimasti senza una generazione, madri e mogli che aspettarono invano una lettera che non arrivò mai.

💣 **Legge n. 2:

“Ogni azione inutile genera reazioni devastanti sulle città più belle.”**

Undici Dicembre 1941.
Mussolini dichiara guerra agli Stati Uniti, per imitazione estetica di Hi**er.
Gli USA colgono l’occasione per inaugurare una nuova disciplina sportiva: il bombardamento tattico delle isole mediterranee.
La Sicilia diventa così una sorta di laboratorio involontario.
I fisici chiamano questo fenomeno Energia liberata da un regime che non fa i conti con la realtà.
Gli storici lo chiamano una tragedia annunciata. I cittadini lo chiamavano inferno.

I dati della Fisica dell’Idiozia:
Palermo: ripetutamente bombardata, oltre 1.000 morti civili.
Messina: oltre il 70% della città distrutto.
Catania: quartieri rasi al suolo.
Siracusa, Ragusa, Trapani, Agrigento: attacchi continui, centinaia di vittime.

La Sicilia fu colpita così spesso che gli astronomi iniziarono a chiedersi se fosse diventata suolo lunare.
Tutto evitabile, se qualcuno avesse avuto il buon senso di non fare il gradasso con gli Stati Uniti senza neppure un’industria pesante decente.

🧪 **Legge n. 3:

“L’idIoZia tende a espandersi fino a raggiungere il massimo volume consentito dalla propaganda.”

La propaganda fascista assicura che:
la guerra è breve, il popolo è entusiasta,la Sicilia è al sicuro, gli americani non bombarderanno perché troppo sportivi, i russi cadranno come pere cotte.

La realtà, più simile a un cazzotto surreale, replica:
la guerra dura anni, il popolo è alla fame, la Sicilia è il bersaglio più ovvio del pianeta, gli americani bombardano eccome, i russi non cadono, resistono.

A quel punto, la Fisica dell’Idiozia introduce il suo principio cardine:

👉 “L’impatto di una decisione id**ta è direttamente proporzionale alla distanza tra chi la prende e chi la subisce.”

E chi la subì?
L'Italia e in grande misura la Sicilia. Sempre la Sicilia.

⚛️ **Legge n. 4:

“Una stupidità di massa può essere confusa con il destino solo se ci si dimentica di usare la matematica.”**

Se Mussolini avesse consultato:
un ingegnere, un fisico, un pescatore di Mazara, o anche solo un venditore di granite, avrebbe scoperto che:

1. La Russia è grande.
2. L’inverno russo è ancora più grande.
3. Gli Stati Uniti producono più carri armati di quanti l’Italia potesse produrre scarpe.
4. La Sicilia è esposta militarmente come una spiaggia ad agosto.

Niente di tutto questo richiedeva un dottorato al MIT.
Solo un briciolo di logica.
Ma la logica, nel fascismo, era classificata come attività sovversiva.

🔚 **Epilogo scientifico-satirico:

“L’idiozia non si crea né si distrugge: si accumula fino al collasso del regime.”**

In termini strettamente termodinamici, il fascismo raggiunge tra il 1941 e il 1943 il suo picco entropico, consumando:
la vita di migliaia di soldati siciliani, la solidità urbanistica delle città dell’isola, la fiducia della popolazione, e ogni residuo di razionalità nel governo.

Alla fine, come ogni sistema instabile, collassa.

Ma il segno lasciato sulla Sicilia rimane inciso come una cicatrice sulla superficie di un pianeta senza atmosfera .
I siciliani, invece, non hanno mai smesso di ricordarlo.

24/08/2024
21/02/2024

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03/11/2023

Una zona quella dei Castelli romani, rinomata per la storia, il paesaggio, le ville signorili, i siti archeologici e l'enogastronomia

25/06/2018

🇮🇹️ POLPETTE DI MELANZANE E SCAMORZA AFFUMICATA FRANCIA

😋 Una bomba di gusto assolutamente da provare

➡️INGREDIENTI PER 10 POLPETTE
700 g melanzane
120 g mollica di pane raffermo
100 g pecorino grattugiato
70 g scamorza affumicata Francia
2 uova
1 spicchio d’aglio tritato
1 ciuffo di prezzemolo tritato
Sale
Pepe

PROCEDIMENTO:
1) Per prima cosa fate bollire una pentola d’acqua con un pizzico di sale. Nel frattempo togliete il picciolo alle melanzane e pelatele, poi riducetele a cubetti. Quando l’acqua arriva a bollore tuffate le melanzane nella pentola e fatele lessare per 5 minuti, poi scolatele e lasciatele nello scolapasta adagiandovi un peso sopra in modo che esca anche l’acqua in eccesso.
2) Una volta scolata tutta l’acqua frullate le melanzane nel mixer e poi versatele in un contenitore ed aggiungete mollica di pane, uova, prezzemolo, pecorino, sale e pepe. Mescolate bene il tutto.
3) A questo punto tagliate la scamorza Francia a cubetti. Iniziate dunque a dare forma alle polpettine prendendo un po’ del composto di melanzane e mettendo al centro un cubetto di scamorza Francia e dando poi la classica forma sferica al tutto. Procedete così fino ad esaurire tutti gli ingredienti.
4) Una volta formate tutte le polpettine passatele nel pan grattato e friggetele nell’olio bollente, poi adagiatele su carta assorbente. Se invece non volete friggerle, potete cuocerle in forno a 180° finché non saranno dorate.

🍽️ Buon appetito!

per Tradizione dal 1935

25/06/2018
29/06/2017

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