03/10/2026
Una volta il pane era semplicemente pane. Era un alimento quotidiano, accompagnava ogni pasto, si mangiava in grandi quantità e spesso rappresentava il principale sostentamento di intere famiglie.
Era fatto con farine deboli, aveva una mollica compatta, senza grandi alveolature. Non doveva stupire nessuno, doveva semplicemente essere buono, nutriente e sfamare.
Oggi, invece, sembra che il pane sia diventato una gara a chi riesce a fare il buco più grande.
Farine sempre più forti, idratazioni sempre più elevate, alveolature sempre più spettacolari. Il pane viene fotografato, esibito, ammirato. Sembra quasi che il suo valore si misuri più dalla dimensione dei buchi che dalla qualità della materia prima con cui è stato prodotto.
Una volta si mangiava tanto pane e intere famiglie ci campavano. Oggi abbiamo un pane sempre più spettacolare, eppure tante persone raccontano di stare male quando lo mangiano.
Ci sarà una ragione? Vogliamo farci qualche domanda e provare a darci una risposta?
Saranno le farire che utilizziano i fornai? Saranno le caratteristiche delle farine? Saranno i metodi di lavorazione? O forse abbiamo semplicemente perso di vista quello che dovrebbe essere il vero obiettivo di chi produce un alimento?
Non pretendiamo di avere tutte le risposte, né di sostenere che siano dimostrate relazioni tra questi fenomeni.
Ma credo che sia arrivato il momento di tornare a parlare di grano di qualità.
Sia chiaro, noi ci teniamo alla qualità. delle farine, alla qualità della materia prima per darvi il meglio.
Lo Staff del Gran Monsù