12/03/2026
Mangiare fuori non è un lusso. È cultura, è socialità, è il modo in cui ci si incontra e ci si riconosce. Chi non può permetterselo non sta rinunciando a un capriccio — sta rinunciando a vivere, non solo a cenare.
Nelle aree interne si soffre di non scambio. Si vive in una bolla. E quando un posto come questo chiude, non sparisce solo un locale. Sparisce uno spazio di umanità.
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Le Zie Veg Bistrot chiude.
Voleva essere cucina di qualità e consapevolezza, prodotti del territorio, ma anche musica, scambio, solidarietà, comunità. Un piccolo hub in un territorio che di luoghi così ne ha sempre troppo pochi.
Ho tenuto duro a lungo, da sola — davvero sola, fin quasi dall'inizio. Ma fare impresa in Italia significa avere lo Stato come socio silenzioso: presente solo quando c'è da prendere, mai quando c'è da sostenere. E non sono disposta a mandare avanti tutto sulle spalle di chi lavora con me. Preferirei chiudere mille volte.
Sono trent'anni che gli stipendi non cambiano — i dati OCSE lo confermano. La gente lavora con gli stessi soldi mentre tutto costa di più. E l'unica risposta che questo paese sa dare a chi vuole una vita dignitosa è: vattene. Io ho scelto di restare. In un territorio che si spopola, che perde i suoi giovani, mentre si trovano soldi per le armi ma non per chi costruisce qualcosa nei posti difficili.
Grazie a chi è entrato con curiosità e con fame.
Grazie a chi è tornato, ancora e ancora.
Grazie a chi mi ha sostenuta — sapete chi siete.
Grazie a chi ha creduto in questo sogno.
E grazie anche a chi mi ha lasciata sola — ho imparato a conoscere i miei limiti. E quello vale tanto quanto il resto.
Scusa di cuore a tutti i Palestinesi che ci seguono: a volte ho pubblicato foto di cibo senza pensare a chi non aveva niente nel piatto. Me ne scuso.
A breve un piccolo evento per salutarci e vendere attrezzature. Vi avviserò presto.
Forse rimarrò qui. Non lo so ancora. So che quello che ho imparato non si butta via.
Non finisce qui. Vi voglio bene. E vi porto con me.
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