Al ristorante “Il Monumento”. La storia ha bisogno di qualcuno che la racconti. Spesso il come, il quando e il perché delle cose è custodito non solo nelle alte sfere, ma anche nei luoghi semplici, quotidiani, quelli che non ti aspetteresti, perché anche qui la storia si compie, ed è qui che fioriscono la tradizione e il costume di un popolo. Il ristorante “Il Monumento”, in piazza Umberto I a Ostia Antica, nasce nel 1884 così testimoniando una fase cruciale della storia del nostro territorio: la bonifica dell’Agro Romano a cavallo tra ‘800 e ‘900. Quegli anni in cui, a turno, erano gli scariolanti e la loro lotta alla malaria, oppure un giorno di pioggia, a cambiare il corso degli eventi. Gli scariolanti erano quei braccianti, prima contadini, che giungevano presso di noi in cerca di un lavoro che li aiutasse a sopravvivere e resistere alla povertà, muniti della carriola, preziosa quanto le loro braccia, che legavano alla bicicletta o portavano sulle spalle così pedalando lungo gli argini dove venivano reclutati. Si tratta di quella gente il cui ricordo venne celebrato già nel 1904 con la lapide “Pane e Lavoro”, posta all’entrata del borgo di Ostia Antica. Ed è da questa lapide, un vero e proprio monumento ai caduti, che il ristorante ha preso il suo storico nome. D’altro canto fu mamma Nerina, energica donna romagnola, a trasformare quello che non era nulla più di un casale in una cucina tradizionale che accogliesse i lavoratori delle paludi. Non sappiamo il cognome di questa donna, né se ne avesse uno, eppure l’epiteto di “mamma” la rende vicina, familiare e ci ricorda che, oggi come allora, per gli italiani il cibo e la cucina sono sempre stati sinonimi di “casa”. Successivamente, a partire dagli anni ’40 e in particolare dopo il secondo conflitto mondiale, questo ristorante nato umile ma ricco di dignità e di calore, conosce una svolta epocale: attori, registi, artisti di chiara fama iniziano a frequentarlo assiduamente, grazie al mix di buona cucina e vicinanza ai set. Roma e Ostia sono infatti divenute, nel frattempo, teatro di molte importanti produzioni cinematografiche nazionali e internazionali, e il Borghetto di Ostia Antica in particolare inizia ad attrarre non solo i romani per le loro gite fuori porta, ma anche molti dei personaggi più famosi di quelli e di tutti gli anni a ve**re. Il “Monumento” ha incarnato perfettamente lo stile della dolce vita, che di dolce doveva avere innanzitutto i piaceri, primo fra tutti quello del buon cibo. I ricchi e potenti, in una parola i VIP, sono da tutti conosciuti nella loro veste pubblica, ma da pochi nel loro essere persone comuni. Vederli avvicendarsi a tavola ha permesso a quei pochi di intravedere qualcosa in più di ciò che a tutti era visibile sotto la luce dei riflettori. Ed è così che nascono gli aneddoti de “Il Monumento”, piccoli scorci, schizzi sfumati di leggenda di coloro che anche in quelle quattro mura hanno lasciato in qualche modo il segno della loro epoca. A raccontarceli abbiamo il sig. Ferrari, appartenente a quella categoria professionale che tutto vede e tutto sente: i camerieri. È grazie ai suoi ricordi che veniamo a sapere che Fellini detestava mangiare in pubblico, perché a disagio nel sentirsi osservato, e chiedeva asilo in cucina direttamente a Nerina, che affettuosamente chiamava “mammona”. Lì mangiava i suoi cappelletti, chiacchierando con la padrona di casa nella loro lingua comune, il dialetto romagnolo. A fine pasto si alzava e andava via, ben sapendo che un garzone sarebbe andato a ritirare i soldi del suo conto presso la società di produzione cinematografica. Altro aneddoto, tramandato da una generazione all’altra di camerieri, è quello relativo alla tirchieria dell’ “ottavo Re di Roma”, il grande “Albertone” Sordi. Non è una leggenda, è fatto vero. Così vero che una sera il cameriere che lo aveva servito al tavolo pensò bene di tirargli dietro la misera mancia di 5 lire appena ricevuta. E ancora: la padrona, sentendosi bussare alla porta alle 3 e mezza di notte, lì per lì non voleva far accomodare Jaqueline Kennedy e l’ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede. Quasi riusciamo a vederli questi affreschi di vita vissuta, il mezzo sigaro di Pietro Germi, la motocicletta di Claudio Villa, il cipiglio di attaccabrighe di Vittorio Gassman, il flirt del romanziere e poeta russo Evtuschenko con “una tale morettina de borgata”; le risse con i giornalisti quando la chiacchieratissima coppia hollywoodiana composta da Elizabeth Taylor e Richard Burton aveva chiesto di riservare l’intero locale per sfuggire alla fame dei paparazzi giusto il tempo di un piatto di spaghetti. Poi c’è il curioso paradosso, molto poco politically correct, della contessa Pasquini che aveva sempre in serbo
10mila lire di mance per tutti, e che pranzava sempre con il suo personale e insisteva affinché gli operai che vedeva dalla finestra si unissero a loro; e quello delle scorte del quinto presidente della Repubblica Italiana, il socialista Saragat che, come precisa Ferrari, non mangiavano, guardavano. Ferrari ha visto tanti ricchi arrivare in questo posto di umili origini, e ha incontrato buona parte dei principi romani che, scherzando, ha detto: “C’hanno tutto più de noi, pure i cognomi.” E ha visto persino qualche povero andarsene ricco: un bambino che si era trovato per le mani un tovagliolo sul quale il pittore Renato Guttuso aveva disegnato lo schizzo di una colomba della Pace tra una portata e l’altra. Un altro celeberrimo artista che ha transitato in questo crocevia enogastronomico e culturale è stato il grande Totò: non potendo contare su una buona vista, porgeva sempre un rotolo di soldi al cameriere pregandolo di riportargli il resto dopo aver trattenuto per sé una buona mancia. Un altro habitué del locale, Walter Chiari, era solito rifugiarsi qui lontano dai riflettori all’epoca del rapporto con l’attrice Alida Chelli. Fino a poco prima di morire è stato spesso presente, con la sua consueta affabilità, anche insieme al figlio Simone Annichiarico. Nessuno dei principali vip di ogni livello, epoca e latitudine ha mancato di fare una visita al “Monumento”: da Anna Magnani a Marcello Mastroianni, da Mariangela Melato a Pippo Baudo, da Nicola Piovani a Emilio Greco, da Adriano Panatta ai calciatori della Roma degli anni ’80, da Gorbaciov al Dalai Lama. Quest’ultimo, taciturno ma sorridente, ha fatto portare, per cominciare il pasto, un bicchiere di acqua calda per sé e per i propri commensali, proseguendo poi con una frittata e delle verdure miste. Sobrio e spirituale anche nelle scelte culinarie. Inoltre, non tutti sanno che nella veranda del “Monumento” si sono seduti pure l’ex presidente americano Richard Nixon prima dello scandalo Watergate e l’ex presidente francese François Mitterrand. Quest’ultimo, evidentemente incuriosito dal posto, prima di entrare ha chiesto una sedia ed è rimasto seduto da solo in mezzo alla strada antistante il ristorante per guardare le macchine passare… Anche altri politici italiani hanno fatto, in tempi più recenti, sosta qui: Irene Pivetti, con l’ex marito e la scorta, ai tempi del suo incarico di Presidente della Camera. Molto prima di lei, già Fanfani e Michelini avevano avuto modo di apprezzare la cucina del “Monumento”, al punto che Michelini si era divorato 4 Kg di mazzancolle: hanno avuto così definitiva conferma le voci di popolo sulla voracità della classe politica… Dalle mitiche mazzancolle al coccio e dai calamari affogati, entrambi specialità della casa, al “Monumento” si può passare anche alla carne. E’ stato il caso, ad esempio, dell’ex attore e politico Arnold Schwarzenegger, che al pesce ha preferito decisamente il pollo all’arrabbiata, altra specialità della casa. Le curiosità legate al “Monumento” sono davvero tante e non finiscono mai: se, in genere, sono i ristoratori a chiedere ai clienti vip di fare una foto ricordo insieme, nel caso dell’attore statunitense Steve Buscemi è accaduto il contrario. Infatti, è stato lui a chiedere al maitre del ristorante, Andrea, di farsi immortalare a braccetto. Con ogni evidenza, la cena gli era davvero piaciuta… Anche chi pensa di non tornare, alla fine si ritrova calamitato inesorabilmente dall’incanto di questo posto unico.