Anpi Massarosa

Anpi Massarosa Associazione Nazionale Partigiani Italiani - Sezione di Massarosa

28.8.1944  -  28.8.2026 (82 anni dopo)Giancarlo Maria Taddei “Beppe” aveva 21 anni, Ciro Bertini “Chittò” aveva24 anni, ...
29/08/2026

28.8.1944 - 28.8.2026
(82 anni dopo)
Giancarlo Maria Taddei “Beppe” aveva 21 anni, Ciro Bertini “Chittò” aveva24 anni, Gustavo
Rontano “Tono” aveva 23.
Tre giovanissimi, due morti in un'imboscata nei dintorni di Gualdo, Massarosa, per mano delle SS, erano partigiani disarmati che andavano in perlustrazione incontro agli alleati. Uno solo si salva Tono che ricorderà e testimonierà per tutta la vita anche accanto al figlio del suo compagno di lotta Riccardo.
Solo uno di loro Chittò era sposato ed aveva un figlio, Riccardo di pochi mesi e alla moglie Didala
diceva sempre; “ lo faccio per lui affinchè possa vivere in Libertà e Democrazia, pago così gli errori
dei nostri padri.”
Questo è il primo anno che purtroppo Riccordo Bertini figlio di Didala e Chittò non sarà presente
perchè ci ha lasciato pochi mesi fa, senza di lui non sarà facile, cercheremo di raccogliere il suo
testimone con la tenacia e la gentilezza che lo ha sempre contraddistinto sperando di esserne
all'altezza.
Su quelle colline di Gualdo poco è cambiato, il paese e la chiesa dove Don Emilio Angeli, anche lui
partigiano, accoglieva, sfamava e aiutava quei giovani partigiani della formazione “Marcello
Garosi” sono immutati. E' anche per questo che quest'anno nella ricorrenza dell'uccisione di Taddei
e Bertini rispettivamente comandante e vicecomandante della formazione partigiana ci incontriamo
per ricordare nella chiesa di Gualdo sabato 29 agosto alle ore 10,45. Le sezioni di ANPI Massarosa
ANPI Viareggio ANPI Pisa con le Istituzioni del Comune di Massarosa ricorderanno quei momenti
tragici, quelle giovani vite spezzate, le testimonianze dei sopravvissuti. Quei muri ci parlano ancora
di un paese, Gualdo sempre solidale nel suo insieme, mai una delazione, la resistenza civile delle
donne rimaste in paese con gli sfollati fu determinante per il sostentamento di tutta la formazione
partigiana ma non fu abbastanza purtroppo. Dopo 19 giorni la guerra a Massarosa sarebbe finita ed
anche questi giovani avrebbero potuto continuare la loro vita nella Libertà, la Democrazia, la
Solidarietà tutti concetti che conoscevano solo perchè studiati ma mai vissuti e per i quali
comunque avevano combattuto.
La memoria non custodisce solo il passato ma definisce l'identità del nostro presente.

Il bell'articolo su La Nazione di oggi scritto da Michele Nardini.
28/08/2026

Il bell'articolo su La Nazione di oggi scritto da Michele Nardini.

INTERVENTO DI RICCARDO BERTINI ALLA COMMEMORAZIONE DI DUE ANNI FA DELLA MORTE DI SUO PADRE E TADDEIQuest'anno è il primo...
27/08/2026

INTERVENTO DI RICCARDO BERTINI ALLA COMMEMORAZIONE DI DUE ANNI FA DELLA MORTE DI SUO PADRE E TADDEI
Quest'anno è il primo 28 agosto senza Riccardo che con la tenacia e la gentilezza che lo contraddistinguevano ci ha passato il testimone.

-Riccardo Bertini, figlio di Chittò e di Didala: "
Il 28 agosto del 1944 scesero a Gualdo il comandante e due ufficiali della formazione Marcello Garosi: Giancarlo Taddei, Beppe, Ciro Bertini, Chittò, Gustavo Rontani, Tono. La “Marcello Garosi” si era costituita l’8 agosto del 1944, in seguito allo scioglimento della X brigata “Gino Lombardi”. La Garosi era composta da 203 partigiani, 111 dei quali viareggini e tra questi 17 donne; operò nella Versilia meridionale tra il Matanna, il Prana, il monte Acuto, le colline di Gualdo e la Freddana.
I tre partigiani scesero e si fermarono alle Bore Grandi. Di lì dovevano partire per andare a prendere contatti con un ufficiale alleato a Ripafratta vicino a Pisa. Avevano avuto questo ordine dal Comando della Brigata Garibaldi, che aveva riunito tutti i partigiani alla Casa Bianca, una frazione sopra il passo del Lucese. Quando partirono i compagni chiesero loro se volevano una scorta armata, rifiutarono. Volevano insomma andare disarmati per evitare rappresaglie nei confronti della popolazione, soprattutto dopo Sant’Anna. Alcuni partigiani scesero dalla montagna e aspettavano con ansia il loro ritorno. Passavano le ore e nessuno tornava, la tensione era alta, si paventava qualcosa di brutto. Faceva quasi sera quando Tono arrivò a Gualdo ed in stato confusionale raccontò quello che era successo: in un agguato teso dai tedeschi sul sentiero da Chiatri a Gualdo, Beppe e Chittò erano stati uccisi.
Tanti anni fa Gustavo Rontani mi ha portato a vedere il luogo dove mio padre è stato ucciso. Il sentiero che da Chiatri va a Gualdo scorre in mezzo ad un bosco e ad certo punto si inerpica fino a raggiungere il crinale di una piccola collina. Dietro alla prima curva c’è un cascinale, ora abbandonato, dove allora all’una del pomeriggio si trovavano alcune contadine ed un gruppo di soldati tedeschi che volevano sapere dove si trovavano i partigiani. Gustavo Rontani, l’unico superstite di quella spedizione, avvertì dell’accaduto Antonio Giorgetti con una struggente lettera, della quale sono venuto casualmente in possesso qualche anno fa. Eccola qua.
“Caro Tonino, è per darti tristissime notizie che ti scrivo. In un agguato tesoci dai tedeschi sul sentiero da Chiatri a Gualdo i nostri ottimi e poveri amici Beppe e Chittò sono stati trucidati.
La tragedia è successa ieri all’una del pomeriggio ed è per un miracolo che sono rimasto vivo io. Ecco com’è successo.
Stavamo tornando da un giro di ricognizione alla zona insieme a Beppe e Chittò, quando sul sentiero suaccennato ci siamo trovati di fronte ad una pattuglia di tedeschi che si era nascosta fuori dal sentiero, aspettando gli uomini di passaggio.
Ci siamo lanciati in fuga lungo una scarpata che portava al fondovalle, subito inseguiti dai tedeschi che ci sparavano dietro vari colpi di pi***la, e, credo, di ma**er senza peraltro ferirci. L’inseguimento è continuato fino in fondo al vallone, ma gli SS sono riusciti ad aggirarci e ad intercettare la fuga, prima di Chittò poi di Beppe.
Vista inutile la fuga, mi sono gettato in un ruscello lì vicino cercando di nascondermi. Ho inteso che domandavano qualcosa a Beppe, che si trovava a circa dieci passi da me, e Beppe rispose: “Non capire, non capire!”. Poco dopo udivo due colpi di arma da fuoco e Chittò che gridava:”Ahi! Ahi!”. Seguivano subito quattro colpi di pi***la. Ho inteso cadere i corpi rantolando, poi più nulla. I tedeschi, che credo fossero quattro o cinque sono rimasti un po’ a contemplare il loro assassinio e poi si sono allontanati. Sono riuscito così a riprendere la fuga e a pormi in salvo.”
Beppe e Chittò sono stati insigniti della medaglia d’argento al valor civile.

25/08/2026

La memoria non custodisce solo il passato, ma definisce l'identità del nostro presente.

SABATO 29 AGOSTO h.10.45CHIESA DI GUALDO gentilmente concessaci.La memoria non custodisce solo il passato, ma definisce ...
25/08/2026

SABATO 29 AGOSTO h.10.45
CHIESA DI GUALDO
gentilmente concessaci.

La memoria non custodisce solo il passato, ma definisce l'identità del nostro presente.
Ricordiamo per costruire il presente.

BISOGNA SAPERE COSA VUOL DIRE DECIMA MAS E COSA DIFENDE E PROPONE CHI INNEGGIA AS ESSA❌ DECIMA MAS ❌ASSASSINI CRIMINALI ...
23/08/2026

BISOGNA SAPERE COSA VUOL DIRE DECIMA MAS E COSA DIFENDE E PROPONE CHI INNEGGIA AS ESSA

❌ DECIMA MAS ❌
ASSASSINI CRIMINALI SERVI TRADITORI FASCISTI:

1) Quando gli Usa arruolavano la Decima Mas:
https://www.facebook.com/photo/?fbid=1036855605135477&set=a.939302228224149

2) 7 dicembre 1970 - TENTATIVO DI GOLPE FASCISTA CONTRO LA DEMOCRAZIA!
Il golpe Borghese [comandante della X Flottiglia Mas] : ecco perché fallì il colpo di Stato dell'estrema destra:
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1293062282848140&set=pb.100064331426330.-2207520000&type=3

3) Ferruccio Nazionale, il partigiano ucciso dalla Decima Mas:
https://www.senzatregua.it/2017/07/29/lesempio-di-ferruccio-nazionale-caduto-antifascista-a-22-anni/

I crimini di guerra e contro l'umanità della Xª MAS si svolsero essenzialmente in paesi e frazioni, dove era concentrata l'attività partigiana. Sono stati citati i seguenti episodi a carico della Decima durante il processo al suo comandante nel dopoguerra:

Valmozzola (PR): 17 marzo 1944 fucilazione di otto partigiani presi prigionieri dopo l'uccisione di due ufficiali del battaglione Lupo della Xª Flottiglia MAS Carlotti e Pieropan.

Forno (frazione di Massa), 13 giugno 1944: 68 persone (tra le quali il maresciallo dei carabinieri Ciro Siciliano, che cercò di impedire il rastrellamento), per lo più civili e qualche partigiano, vennero uccise da un reparto di SS e da uomini della Compagnia "O" della Decima al comando di Umberto Bertozzi (che secondo alcune fonti fu colui che selezionò chi tra i prigionieri sarebbe stato fucilato).

Borgo Ticino (NO), 13 agosto 1944: in collaborazione con le SS, fucilazione di 12 civili, saccheggio e incendio del paese. Per la prima volta viene applicato il bando Kesselring di rappresaglia per il ferimento di quattro soldati tedeschi (al paese venne chiesto un risarcimento di 300.000 lire a compensazione del fatto e per evitare l'esecuzione, ma dopo aver riscosso la cifra, come ammesso anche al processo dal Capitano Krumhar che guidava il gruppo delle SS, la fucilazione e le successive violenze avvennero ugualmente).

Guadine (fraz. di Massa), 24 agosto 1944: rappresaglia sulla popolazione civile, ritenuta fiancheggiatrice dei partigiani, con alcune decine di civili uccisi. Il paese e le sue frazioni furono quasi completamente bruciati e distrutti. L'operazione probabilmente aveva anche lo scopo di bloccare eventuali fuggitivi dalla contemporanea azione della 16. SS-Freiwilligen-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, agli ordini del maggiore Walter Reder e degli uomini della Brigata Nera di Massa, che si stava svolgendo a Vinca (comune di Fivizzano).

Castelletto sopra Ticino (NO), 2 novembre 1944, dopo l'uccisione da parte dei partigiani del sottotenente di vascello Leonardi, pubblica esecuzione esemplare: un ufficiale della Xª MAS fa fucilare in pubblico cinque partigiani "garibaldini" detenuti ad Arona[106], dopo aver raccolto una folla obbligata ad assistere.

Crocetta del Montello (TV): tortura su partigiani catturati tramite fustigazione e ustioni con stracci imbevuti di benzina e accesi, nonché sei esecuzioni sommarie.

Nel processo che Borghese subì dopo la guerra, una testimonianza suggerì anche che in alcune delle rappresaglie di cui furono protagonisti, gli uomini della Decima indossassero uniformi tedesche, probabilmente per farle attribuire esclusivamente all'esercito nazista. Tuttavia nel dispositivo della sentenza, Borghese fu condannato a 12 anni di carcere ed esclusione dai pubblici uffici solo per "collaborazione militare" coi tedeschi, escludendo il suo coinvolgimento nei crimini di guerra come la sua partecipazione ai reati di omicidio e saccheggio.

Durante gli anni sessanta seicentonovantacinque fascicoli riguardanti le stragi nazifasciste in Italia vennero "archiviati provvisoriamente" dal procuratore generale militare, principalmente per ragioni di convenienza politica, e i vari procedimenti furono bloccati, garantendo quindi l'impunità per i responsabili ancora in vita. Successivamente, nel 1994, durante la ricerca di prove a carico di Erich Priebke per la strage delle Fosse Ardeatine, venne scoperta l'esistenza di questi fascicoli (trovati in quello che giornalisticamente è stato definito l'Armadio della Vergogna): tra di questi ve ne erano diversi riferiti a fatti compiuti da personale della Decima Mas di Borghese.

*****

Ma cos'èra la X Mas di Junio Valerio Borghese?
Cos'è stata? Perchè quella maglia ha offeso molti di noi?
All’alba del 14 settembre ‘43, J. V. Borghese – coi gruppi della sua Decima a quel tempo sparsi in tutta Italia e persino un gruppo in Spagna al servizio di Francisco Franco – non riconoscendo l’armistizio dell’8 settembre si presentò al generale nazista Max Berninghaus – uno dei più duri uomini di Hi**er – e con questi stipulò un ‘contratto di alleanza’ con le Forze Armate del Terzo Reich ‘con parità di diritti e doveri’, come ebbe a dire. L’accordo venne subito ratificato a Verona dal gen. delle S.S. Karl Wolff (che già dal 9 settembre si era insediato in città) e reso operativo all’istante.

Era il 14 settembre ‘43: Mussolini era appena stato liberato dai nazisti, ora in viaggio verso Vienna e poi Monaco e non era ancora nata la Repubblica di Salò. Lo sarà solo il 23 settembre.
Ma Junio Valerio Borghese con la sua Xa Mas era già avanti e fu storicamente il primo a stringere un patto di Alleanza coi nazisti. Più fascista di così.

Del resto il Principe Nero è sempre stato fascista, prima e dopo l’8 settembre ‘43.
Si era iscritto a 20 anni, nel 1926, al partito di Mussolini. Nel dopo guerra nel 1951 si iscriverà al Movimento Sociale di Giorgio Almirante con cui condivise molto se non tutto, almeno fino al 1968 quando passò al Fronte Nazionale, ancora più nell’estrema destra. Peraltro con Almirante Segretario, dal ‘51 al ‘53 fu persino Presidente del MSI con tanto di fiamma tricolore, a ricordo proprio del Duce. E non è un caso che ancora oggi molti siano ‘orgogliosi’ di quella fiamma e che in molti sedi del loro partito ancora oggi siano presenti spesso bandiere e stemmi della Xa Mas.

La storia politica italiana di Junio V. Borghese si fermò ad inizio 1971 quando dovette fuggire come un ladro in Spagna dal suo amico Franco. Il suo tentativo di colpo di Stato a Roma, nella notte tra il ‘7 e l’8 dicembre 1970 – il ‘non famoso’ golpe Borghese o dell’Immacolata – a cui sembra avessero partecipato ben 20.000 uomini legati al fascismo, non era andato a buon fine. Nessuno di noi ha mai capito la causa di quel fallimento e nessuno dello Stato ce lo ha mai spiegato bene.

Chissà poi perché.

E il debutto della Xa Mas, quale eredità della Xa Flottiglia Mas operativa nella guerra, contro gli inglesi soprattutto fino all'armistizio – scrivendo peraltro pagine di gloria – iniziò subito dopo l'8 settembre, con una lunga via crucis di eccidi e uccisioni. Si massacrava e si rubava proprio come i nazisti. Talvolta con loro, talvolta da soli. E lo faranno anche dopo.

Basterebbe solo ricordare il nome di un uomo forte della X Mas, Umberto Bertozzi che nella mia Vicenza il 4 giugno ‘47 verrà condannato a morte in quanto giudicato colpevole ‘di oltre 100 omicidi volontari’ (condannato a morte ma poi causa le mille amnistie di allora, salvato e già nel 193 era fuori di galera). O pure i vari rastrellamenti in Toscana o in Liguria (La Spezia) con centinaia di morti o deportati nei lager nazisti. Come quelli del 13 marzo ‘44 tra Sarzana, Santo Stefano Magra, Fosdinovo e Pallerone.
E poi soprattutto nel mio Veneto.

Crimini in quantità e qualità, come a il caso del giovane partigiano Giovanni Parussolo (“Pasquale”) fucilato il 3 dicembre 1944 a Sernaglia (TV) e poi impiccato nella piazza del paese con al collo il cartello: “Il piombo della X ai traditori”.

O la rappresaglia del 15 agosto 1944 a Feletto dove un civile e tre partigiani sorpresi in un cortile vennero uccisi a colpi di bombe a mano, oltre ad un altro uomo di passaggio trucidato a colpi di raffica di mitra. Alle 15 i tedeschi si allontanarono. Ma il lavoro per gli uomini della Xa Mas non era concluso. Continuarono a depredare il paese.

Il giorno seguente, il 16 agosto, quando giunse una colonna composta da fascisti e da tedeschi (comandati dal capitano Baungartner) l'intero paese era stato tutto incendiato ad eccezione della chiesa e dell'asilo del municipio e il bestiame ed il grano totalmente razziati.

Si racconta che quel giorno ad una certa poi sia è arrivato anche il Principe Nero a fare l’analisi della situazione coi suoi uomini : ” tutto questo avete bruciato? ricominciate di nuovo a bruciare . Bruciate ancora , che non è ancora bruciato abbastanza”.

Il 16 settembre ‘44 toccò anche alla terra di casa mia. Quel giorno sui colli vicentini finì quella che venne chiamata la 3^ fase dell’Operazione “Timpano” (12-16 settembre 1944) . Dal 9 al 12 vi era stata la 2° fase. Storicamente si tende a dividerle in più ‘fette’per renderle tutte meno assassine e terrificanti che prenderle in un’unica sola operazione.

“... Per quattro giorni la popolazione di quei paesi è vissuta nel terrore. Cinque borgate della parrocchia di Molino di Altissimo completamente distrutte; distrutte pure alcune borgate di Crespadoro, qualche casa di Campodalbero e quasi tutto il paese di Durlo. A Campodalbero si asportò tutto il bestiame, in prevalenza composto da pecore, unica sorgente di vita di quella poverissima popolazione. In tutta l'opera di rastrellamento la popolazione fu derubata di viveri, di indumenti, di denaro e di oggetti di valore. Ad alcune donne fu tolto dalle dita persino l'anello matrimoniale. Nel viaggio di ritorno delle truppe una ragazza di sedici anni, una sposa e un'altra donna furono violentate.

In tutta l'azione nessun ribelle fu preso. Furono invece uccisi cinque capi famiglia, i quali, sicuri della loro condizione, se ne stavano tranquilli al loro lavoro nei campi. Altre cinque vedove con altri innocenti orfani si aggiungono così alla serie già abbastanza lunga creata con le rappresaglie dello scorso luglio nei medesimi paesi".…

Come scriverà il 28 settembre ‘44, il Vescovo di Vicenza mons. Carlo Zinato, all'ammiraglio Sparzani, lettera che sarà poi trasmessa al Duce.

E tra quei carnefici primeggiava la Xa Mas del Btg. “NP-Folgore”, 1^ Compagnia.
Nelle stesse ore, sempre del 16 settembre, a Bergiola Foscalina, in Toscana,poco lontano da Fivizzano dove i nazifascisti avevano massacrato interi paesetti. I morti civili allora si contarono in 512, di cui solo 176 nella frazione di Vinca. Molti erano, anche qui, bambini. Alcuni furono impiccati col filo spinato e lasciati essiccare al sole. Oppure legati ai radiatori o alle ruote degli autocarri. A Fivizzano erano stati gli uomini della famigerata 16a divisione Reichfuhrer, quella del “Monco” Walter Reder, quella di Sant’Anna di Stazzema, ma qui bene aiutata dai nostri fascisti ufficialmente. Documenti provano che prima dell’azione su Vinca, ad esempio, Reder chiese aiuto di uomini al colonello Giulio Lodovici, il comandante della Brigata Nera Mussolini di Carrara.

«Quanti me ne puoi dare?». Subito la risposta: «Cento. In un’ora sono lì».
Fu di parola.

Ne arrivarono anche più di cento da La Spezia, quasi tutti uomini della X Mas di Junio Valerio Borghese. Come Giuseppe Diamanti, detto Gatton. Ai suoi commilitoni che gli chiedevano: «Gatton, quali sono oggi gli ordini?», rispondeva sorridente: «Quanti ne volete. Quanti ne ammazzate!».
E ora il 16 settembre la Xa Mas ritornò all’opera a Bergiola Foscalina.
Arrivarono anche lì gruppi di repubblichini da Carrara, sempre guidati dal col. Lodovici. Radunarono sul cortile della scuola tutti quelli che trovarono. Almeno 90 persone, di cui 29 bambini o ragazzi e 43 donne.
Li uccisero tutti con mitragliatrici e bombe a mano.
Il locale maresciallo della Guardia di Finanza, Vincenzo Giudice, cercò inutilmente di fermare l’eccidio, offrendosi anche come ostaggio. Fu assassinato, assieme alla moglie e ai figli.
Qualcuno disse – anni dopo – che anche questa è stata una rappresaglia ordinata dal solito Max Simon, per l’uccisione di un tedesco avvenuta nel primo pomeriggio. Non fu mai provato. Anzi secondo i giudici di Perugia qui non c’erano motivazioni di rappresaglie. Neanche a cercarle col lanternino. Erano – dice la sentenza – «ordini generali del comando tedesco, tendenti ad eliminare le forze partigiane, facendo terra bruciata intorno a loro».

Il processo si chiuse con alcune condanne all’ergastolo, ma visto che v’era stata l’amnistia del 1946 e successive leggi a favore, alla fine solo qualcuno si fece pochi anni di carcere.
Unica nota positiva: il Maresciallo Vincenzo Giudice fu insignito della Medaglia d’oro al valore militare. Un onore meritato.

E il rosario delle ‘gesta’ degli uomini della Xa Mas potrebbe continuare.
Ma forse per oggi è sufficienza così, tanto chi vuol ascoltare ascolta, chi vuol onorare la Xa Mas, trova maglie da indossare in tv o sedi di partito sempre pronte e disponibili.

Rinaldo Battaglia

❤ CHIEDI/OFFRI LA TESSERA ANPI :
Una delle migliori risposte contro questo governo d'estrema destra è chiedere la tessera dell'ANPI, di offrirla. Sopratutto ai figli ai nipoti. L'ANPI è la più grande associazione antifascista italiana, sempre un prima linea per difendere la Costituzione e i Valori umanisti/antifascisti.
Ed è la piu odiata dai fasci ;-)

Ottimo motivo per chiedere, per offrire la tessera:
https://www.anpi.it/chi-e-perche

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Per una Patria umanista, civile, laica, progressista, costituzionale = Patria antifascista!

17/08/2026

Questo è stato il fascismo al potere ed oggi le basi ideologiche non sono cambiate ma noi RESISTIAMO

Risale al 20 luglio 1925 il violentissimo pestaggio di Giovanni Amendola da parte di una quindicina di criminali fascisti. Le conseguenze della vile aggressione lo portarono alla morte il 7 aprile 1926, dopo un breve periodo d’esilio trascorso in Francia. Fu, l’agguato ad Amendola, una dei tanti...

Da Fondazione Giacomo Matteotti.NON DIMENTICHIAMO. 102 anni fa veniva ritrovato il corpo straziato di Giacomo Matteotti ...
17/08/2026

Da Fondazione Giacomo Matteotti.

NON DIMENTICHIAMO. 102 anni fa veniva ritrovato il corpo straziato di Giacomo Matteotti
Il 16 agosto del 1924, con una strategia ben orchestrata, nella Macchia della Quartarella, nei pressi di Riano al 25 chilometro della Via Flaminia, il corpo disfatto di Giacomo Matteotti, sul quale si erra accanita la Ceka fascista, veniva restituito alla famiglia, ai compagni, agli inquirenti. Era stato rapito sotto casa e assassinato più di due mesi prima, il 10 giugno del 1924, mentre si recava alla Camera dei deputati.
Le spoglie del Martire venivano così affidate alla storia, che avrebbe tentato invano di occultarne il ricordo sotto il fascismo, e poi alla nostra ritrovata memoria, perché divenisse monito civile e bandiera di libertà, di democrazia, di dignità dell’uomo e del lavoro.
Così oggi lo ricordiamo, grati. Consapevoli che la memoria non è soltanto un doveroso esercizio di virtù civile ma un impegno che si dispiega ancora oggi a difesa dei principi per i quali Giacomo Matteotti ha dato la vita.
La mattina del 16 agosto, in località La Quartarella, alle 9:30 del mattino verrà deposta una corona a cura del comune di Rano, dell'ANPI e di altre associazioni democratiche.

Il 14 agosto del 1956, 70 anni fa, moriva a Berlino Est il grande Bertolt Brecht Riportiamo un articolo uscito 10 anni f...
17/08/2026

Il 14 agosto del 1956, 70 anni fa, moriva a Berlino Est il grande Bertolt Brecht

Riportiamo un articolo uscito 10 anni fa su Patria Indipendente

https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/elzeviri/vecchio-bertolt-come-sei-attuale/

Vecchio Bertolt, come sei attuale!
Antonella Gargano

Una rivisitazione dell’opera di Brecht in occasione dell’anniversario della scomparsa. Un teatro critico che non crea suggestioni ma fornisce argomenti. La critica al valore del denaro, allo sfruttamento, al mondo capitalista. Una straordinaria contemporaneità anche nella sua poesia

Una rivisitazione dell’opera di Brecht in occasione dell’anniversario della scomparsa. Un teatro critico che non crea suggestioni ma fornisce argomenti. La critica al valore del denaro, allo sfruttamento, al mondo capitalista. Una straordinaria contemporaneità anche nella sua poesia

RISPOSTA ALLA DICHIARAZIONE DI SALVINI A Salvini dico: a Sant’Anna di Stazzema non serve la tessera di un partito. Serve...
16/08/2026

RISPOSTA ALLA DICHIARAZIONE DI SALVINI

A Salvini dico: a Sant’Anna di Stazzema non serve la tessera di un partito. Serve rispetto per la storia e per le vittime.

Da sindaco di Stazzema e da cittadino iscritto al Partito Democratico, considero le parole pronunciate oggi da Matteo Salvini al Caffè della Versiliana non soltanto offensive, ma profondamente false.

Sant’Anna di Stazzema non è una sede di partito. È un luogo della memoria nazionale. È il luogo nel quale il 12 agosto 1944 furono massacrate 560 persone innocenti, tra cui donne e bambini. È un luogo che appartiene all’Italia intera, non al PD, non alla sinistra, non a una parte politica.

Lo dimostra anche ciò che è avvenuto appena pochi giorni fa, in occasione dell’82° anniversario dell’eccidio: a Sant’Anna erano presenti rappresentanti delle istituzioni di orientamenti politici diversi. C’era il ministro Antonio Tajani in rappresentanza del Governo, c’era il presidente della Regione Eugenio Giani e c’era Giuseppe Conte, invitato come oratore ufficiale. E c’era, naturalmente, il sindaco di Stazzema, nel pieno esercizio delle proprie funzioni istituzionali.

Quindi no, ministro Salvini: a Sant’Anna non si entra con la tessera del PD.

Si entra con il rispetto dovuto ai morti.

E soprattutto si dovrebbe entrare con la consapevolezza che la memoria di una strage nazifascista non può essere ridotta a una battuta da comizio, né utilizzata per costruire una polemica politica contro chiunque abbia un’appartenenza diversa dalla propria.

Io sono iscritto al Partito Democratico e non ho alcun problema a dirlo. Ma quando indosso la fascia tricolore non rappresento il PD: rappresento il Comune di Stazzema, la sua comunità e la memoria delle sue vittime.

Ed è proprio per questo che respingo con forza le sue parole.

Sant’Anna non appartiene a un partito.

Sant’Anna appartiene alla coscienza democratica di questo Paese.

E se qualcuno vuole davvero parlare di democrazia, cominci col non falsificare la realtà di un luogo che ha pagato con il sangue il prezzo della libertà.

DICHIARAZIONE DI SALVINI

PIETRASANTA - "Ringrazio il sindaco di Lucca che, in un paese democratico, è riuscito ad arrivare perfino a Sant'Anna di Stazzema". Lo ha detto il ministro Salvini ospite al Caffè della Versiliana. "Non sapevo che ci sono alcune comunità il cui ingresso è riservato a chi ha la tessere del Pd", ha aggiunto ironicamente Salvini. Il sindaco Pardini era presente in platea.

Indirizzo

Gualdo
Massarosa
55054

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